Scuole comunali in fitto nei locali del boss

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Un condizionamento che dura da oltre 20 anni anche perché «qualsiasi iniziativa imprenditoriale, sia che nasca dall’interno del centro lamentino, sia che venga dall’esterno deve prima fare i conti con la cosca Giampà, per potere sperare di operare in tranquillità a Nicastro e nelle zone di influenza della cosca». Imprese nelle quali, secondo Governa, il clan dei Giampà «investiva il denaro provento di altre attività illecite, ottenendo in questo modo un duplice profitto». E tra le imprese che facevano capo «a Giampà c’era un negozio di arredamenti per uffici, un’impresa che si occupava di edilizia e una di movimento terra». Una capacità d’influenza che non si limitava solo al controllo degli esercizi commerciali e delle imprese, ma anche nel stringere «ottimi rapporti» con il mondo politico.
Un campo, quello decodificato da Governa, che è parte sostanziale del procedimento penale cosiddetto “Medusa”. Agli atti di questo procedimento, infatti, è stata inclusa una particolareggia annotazione di servizio redatta il 6 maggio dello scorso anno da due sottufficiali dei carabinieri «a riscontro delle dichiarazioni rese da Governa nel corso dell’interrogatorio del 7 settembre del 2010, in riferimento al fitto di alcuni locali, nello stesso stabile in cui abitata attualmente la famiglia del “Professore”». Nell’informativa i due sottufficiali scrivono che «tali locali sarebbero stati adibiti a scuola comunale». Inoltre, «con le medesime modalità lo stesso Comune aveva acquisito in fitto altri magazzini ubicati in contrada Capizzaglie ed appartenenti a Giovanni Torcasio, “alias il Mindico”». Tali vantaggi secondo le dichiarazioni di Governa, «sarebbero stati corrisposti da due “boss” con compensi e voti all’amministrazione comunale». Dichiarazioni, quelle di Governa, che dal punto di vista documentale sono state accertate dai due marescialli dell’Arma che hanno acquisto la necessaria documentazione dalla quale «si evince che in contrada Capizzaglie erano stati presi in fitto dei locali di proprietà di (omissis), e nei quali era stata sistemata la scuola materna». Locazione che il Comune, dopo la visita degli uomini dell’Arma, avrebbe disdetto con una raccomandata con la quale comunicava ai proprietari dell’immobile che avrebbero «lasciato liberi i locali adibiti a scuola materna entro il 30 settembre del 2011».
Mentre per quanto riguarda il fitto dell’immobile in contrada Noce da adibire a scuola materna, è emerso che «la signora Pasqualina Bonaddio, moglie di Francesco Giampà, alias il Professore, in quanto intestataria dell’immobile, aveva stipulato un contratto di fitto con il Comune». Un accordo che si è protratto per quindici anni, «nel corso dei quali il contratto di fitto è stato più volte rivisto per l’adeguamento del canone».
Nelle dichiarazioni rese ai magistrati della distrettuale Governa poi riferisce particolari sugli omicidi di Francesco Iannazzo, assassinato nel 1992, di Pasquale Giampà, detto Tranganiello, di Antonio Dattilo, uccisi nel 1993, dell’omicidio di Vincenzo Giampà, assassinato nel 2002, delitto in cui, come ha riferito ai magistrati nell’interrogatorio il 22 giugno del 2010, sarebbe coinvolto anche lui. Ad uccidere Vincenzo Giampà sarebbe stato “Nicola Paciullo di Locri” che si recò sul posto «a bordo di uno scooter truccato, guidato da Nicola Gualtieri detto Coccodrillo». Quest’ultimo deceduto in seguito alle ferite riportate nell’agguato del 27 novembre dello scorso anno in Via Conforti. Governa agli inquirenti ha raccontato anche alcuni particolari in ordine al duplice omicidio dei fratelli Antonio e Francesco Torcasio, detto “il Giappone” sul tentato omicidio ai danni di Vincenzino Iannazzo, Giorgio Barresi e Bruno Gagliardi e Antonio Davoli avvenuto nel 2001.
L’ex collaboratore di giustizia riferisce anche di sapere i mandanti di alcuni omicidi ed esattamente quello di Gino Benincasa, di Vincenzo Pizzino, ucciso per fare una cortesia a una cosca avversaria a quella che aveva ordinato il suo assassinio. E per ricambiare il favore la cosca che uccise Pizzino, nel 1994, chiese al clan che ne aveva ordinato l’eliminazione, di uccidere Antonio Molinaro detto Scalpelluzzo. Governa agli inquirenti riferisce chi furono gli esecutori materiali dell’omicidio di Francesco Andricciola, assassinato nel 1995 ed anche chi tra il 1990 e il 1992 eliminò quattro esponenti della famiglia Paglisuo, chi uccise nel 2006 Pietro Pulice e nel settembre del 2000 che eliminò Giovanni Torcasio e Cristian Materazzo e chi tra il ’91 e il ’92 assassinò Pensabene e Stranges. (Gazzetta del Sud – G.na)