STRAGE DI DUISBURG: la verità è ancora lontana. Condannato all’ergastolo solo Sebastiano Nirta

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Giuseppe Nirta è detenuto nel carcere dell’Aquila dove sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 8 mesi nell’ambito del processo “Trina” quale partecipe ad un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Infine, è stato condannato a 2 anni, pena sospesa, Antonino Flaviano, difeso dall’avv. Maurizio Punturieri e dal sostituto avv. Vincenzo finiti, a fronte di una richiesta a 4 anni. Per lui l’accusa era di favoreggiamento aggravato, per aver consegnato a componenti della ‘ndrina Nirta-Strangio la propria carta d’identità, successivamente rinvenuta dalla polizia a Diemen (Amsterdam) nella disponibilità di Giovanni Strangio – anche lui condannato all’ergastolo, da altra Corte d’assise, per la strage di Duisburg – quando è stato arrestato.
La Corte ha accolto le domande di risarcimento del danno formulate dalle parti civili: i congiunti dei fratelli Francesco e Marco Pergola (avv. Gerardina Riolo), e dei familiari di Francesco Giorgi e Sebastiano Strangio (cl.68), rappresentati dall’avv. Giuseppe Monteleone. Accolta anche la richiesta di risarcimento danno della Procura di Reggio Calabria, rappresentata dall’avv. Pietro Catanoso, relativo al reato associativo mafioso. Infine la Corte ha indicato il termine di 90 giorni per il deposito della motivazione, sospendendo i termini di custodia cautelare nei confronti dei due Nirta.
Sebastiano Nirta è figlio di Giuseppe Nirta alias “u versu”, nonché fratello di Giovanni Luca e Francesco, e cognato di Sebastiano Romeo, tutti e quattro condannati all’ergastolo in primo grado per l’assassinio di Bruno Pizzata, nel filone principale dell’indagine “Fehida” carabinieri e polizia sulla faida di San Luca. Le prove a suo carico sarebbero da ricondurre, in particolare, al rinvenimento del Dna su alcune bottiglie di birra trovate in un appartamento di Dusseldorf, che tale Domenico Scarpello aveva momentaneamente concesso a Giovanni Strangio (cl.79), l’altro condannato all’ergastolo quale presunto organizzatore ed esecutore materiale della strage di Duisburg. Un altro elemento di prova per la Dda reggina, ieri rappresentata dal sostituto procuratore Nicola Gratteri, riguarda alcune tracce biologiche recuperate all’interno della Renault Clio in uso sempre a Strangio, riconducibili al Dna maschile della famiglia Nirta, quindi presumibilmente all’imputato. Nel corso del supplemento dell’indagine sull’eccidio di ferragosto 2007 gli investigatori hanno rintracciato i tabulati telefonici del telefono di Sebastiano Nirta, che già dal luglio procedente sarebbe arrivato in Germania. Contro il 42enne insisterebbero anche delle intercettazioni via chat captate a terze persone.
Le prove presentate a carico di Giuseppe Nirta (cl.73), cognato di Giovanni Strangio, non sono bastate a ritenerlo sicuramente presente sulla scena delcrimine, davanti al ristorante “Da Bruno” di Duisburg. Contro il 40enne la Dda aveva esibito un’impronta parziale rinvenuta nell’appartamento di Scarpello a Dusseldorf, che l’imputato non ha negato di aver potuto lasciare, ammettendo di esservi andato per trovare tale Fabrizio De Luca. Probabilmente i giudici, nell’assolvere Nirta dal reato di omicidio plurimo, hanno ritenuto non credibile il collaboratore di giustizia Vincenzo Consoli, come sempre sostenuto dalla difesa, composta dagli avvocati Antonio Russo e Roberta Milasi. In particolare l’avv. Russo aveva dimostrato che il collaboratore non poteva essere a conoscenza del controllo che la Procura intendeva effettuare sul computer dell’imputato sia perché nella notifica non era esplicitato l’oggetto dell’accertamento, sia in quanto non combaciano le date degli incontri che sarebbero avvenuti tra Nirta e Consoli.
Alla lettura della sentenza si sono registrate alcune grida da parte di una zia paterna di Sebastiano Nirta, che urlato contro i giudici «Vergognatevi, è innocente, andate a cercare i veri colpevoli», mentre un’altra donna presente ha ironizzato per il folto spiegamento di forze gridando «Complimenti per la scenografia». Le due donne sono state immediatamente fermate dal servizio d’ordine garantito dai carabinieri di Locri, coadiuvati da polizia e guardia di finanza, oltre agli agenti della penitenziaria, e con presenza di unità cinofile e artificieri che hanno bonificato l’area. (Gazzetta del Sud – R.mu.)