“E’ un problema di cultura”. Allarme dissesto nella piana, il parere del geologo Pileggi

Sono in tutto tredici i corsi d’acqua che attraversano la città della Piana e gran parte delle zone collinari e montane prossime ai nuclei urbani di Nicastro, Sambiase, Bella, Zangarona, Fronti, Gabella e Acquafredda sono a rischio frane. Aree, queste, che secondo quanto fa notare il geologo Mario Pileggi, membro del Consiglio nazionale “Amici della terra”, sono inserite nella Tavola 2 del “Rischio idraulico e stabilità dei versanti” del 2010 del Quadro conoscitivo del Piano strutturale comunale. Oltre ai vari fenomeni franosi, però, «nel Piano di assetto idrogeologico della Calabria, sono delimitate anche le zone a rischio». «In particolare — sottolinea Pileggi – sono circa dodici mila metri quadrati le sole aree a rischio elevato R3 e molto elevato R4: aree nelle quali esiste la possibilità di perdite di vite umane e di gravi danni alle persone oltre che agli edifici e alle infrastrutture. D’altra parte va considerata l’estesa rete idrografica costituita dai corsi d’acqua: Spilinga, Bagni, Zuppello, Fella, Cantagalli; Piazza, Canne, Zangarona, Sant’Ippolito, Pesipe, Cottola, La Grazia e Turrina che da nord a sud attraversano il territorio».

Come si convive con queste situazioni? «È evidente che pioggia e frane sono fenomeni con i quali si può e si deve convivere perché connessi a naturali processi di evoluzione idrogeomorfologica. Gli effetti degli stessi fenomeni naturali sono tuttavia condizionati dall’eventuale presenza e tipologia di opere antropiche presenti in corrispondenza degli alvei e dei versanti instabili e, quindi, dal modo di governo e gestione del territorio. Sul variare degli effetti prodotti dagli eventi naturali a seconda delle differenti condizioni e uso del suolo esiste ampia documentazione sia nei libri che raccontano le vicende millenarie delle popolazioni sia nella morfologia e nelle rocce che caratterizzano lo stesso territorio».

Eppure Lamezia nello scorso millennio venne investita da alluvioni anche importanti… «Sull’ingente entità dei danni provocati dagli eventi alluvionali basti ricordare quelli provocati dai Torrenti Bagni, Cantagalli, Canne e Piazza negli anni 1827, 1866, 1871 e 1878 con numerose vittime e distruzioni di interi quartieri degli ex comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia seppelliti da vari metri di massi, ciottoli e fango per ogni piena. Eventi considerati anche nella letteratura scientifica per la rilevanza sia del disboscamento e denudamento delle pendici collinari e montane dei bacini degli stessi corsi d’acqua sia dell’irrazionale o mancato utilizzo delle risorse idriche disponibili. Sull’assenza di memoria storica e sull’aumento di pericolosità degli inevitabili fenomeni naturali (pioggia, sismicità, mareggiate, ecc.) cui è sottoposto il territorio, è da considerare che circa cinquemila ettari dei terreni della pianura e della fascia costiera fino ad alcuni decenni fa erano acquitrini, paludi e pantani. Così come è da considerare la condizione di avanzato degrado e distruzione delle utilissime opere di difesa e di sistemazione idraulico forestale realizzate sul territorio comunale dal Genio civile con le prime leggi del 1906 e del 1908 a favore della Calabria e dalla Società bonifiche calabrese negli anni Trenta».

Quanto queste conoscenze hanno influito sulla prevenzione? Sempre se c’è stata… «Di tutto ciò come degli altri aspetti della realtà geoambientale non si è tenuto conto con la notevole e, in gran parte, non pianificata espansione urbana del secolo scorso intorno agli antichi centri storici di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. Il caotico sviluppo edilizio del decennio successivo all’unificazione dei tre ex comuni evidenzia l’assenza di memoria storica dei numerosi disastri provocati da terremoti, frane e alluvioni e, quindi, l’ignoranza delle motivazioni che, nel corso dei secoli passati, hanno condizionato la scelta delle aree e dei terreni per ricostruire gli insediamenti urbani che di volta in volta venivano distrutti».

E sul versante prevenzione? «Al momento, necessita passare dalla pratica dell’emergenza alla cultura della prevenzione. Pertanto non può essere ignorata la necessità d’informare i cittadini sui rischi ai quali sono esposti e, quindi, sui Piani di emergenza per il rischio idrogeologico redatti in attuazione delle Linee guida e direttive regionali come le “Direttive per l’adozione delle misure di Protezione civile connesse al Piano stralcio di bacino per l’Assetto idrogeologico regionale e previste dalle Norme di attuazione del Pai”. E, in particolare, riguardo le mappe dei rischi e gli scenari degli eventi attesi. Per scenario s’intende la descrizione sintetica ed una valutazione preventiva del danno relativo a popolazione, strutture abitative e produttive, infrastrutture, patrimonio ambientale e culturale, ecc. al verificarsi dell’evento critico di riferimento nelle aree a rischio R4 ed R3, nonché per i punti e le aree di attenzione, per i quali non sono stati definiti i livelli di rischio come previsto nelle Norme di attuazione e misure di salvaguardia del Pai. Con l’individuazione degli eventi idraulico-geologici di diversa gravità che possono interessare il territorio comunale; la conoscenza del numero complessivo di popolazione interessata dall’evento; la conoscenza della pericolosità e, quindi, degli eventi storici di tipo idraulico-geologico in termini di numero, frequenze e severità degli eventi; la conoscenza della vulnerabilità dei beni esposti: edifici, infrastrutture viarie, tecnologiche, produttive, ecc.; la conoscenza dell’esposizione con valutazione dei flussi pendolari, turistici che interessano l’area».

Ma, come possono contribuire nel concreto i Piani? «I Piani contengono le strategie per la mitigazione del rischio idraulico-geologico consistenti in un ampia gamma di scelte da attuare sia in fase preventiva, sia in tempi di normalità, che in fase di emergenza idraulico-geologica. E, tra le più efficaci, vengono indicate: la conoscenza dei parametri di rischio; la predisposizione di piani locali di emergenza, al fine di mettere in atto, per tempo, tutte le specifiche procedure di salvaguardia e gestire gli interventi di soccorso ed assistenza alle popolazioni in caso di inondazioni e/o frane; l’informazione alla popolazione sulle condizioni di rischio, sulle iniziative dell’Amministrazione comunale e sulle procedure d’emergenza; l’organizzazione e la promozione di periodiche attività addestrative per sperimentare ed aggiornare i Piani».

I PRIMI RIMEDI?

In Giunta 170mila euro per i torrenti del centro

Saranno spesi 170 mila euro per la pulizia e la messa in sicurezza dell’alveo dei torrenti che attraversano il centro abitato. Così è stato deliberato nella riunione della giunta comunale avvenuta a fine novembre. Il contributo per i lavori sarà statale, secondo la legge 133 del 2008 che prevede “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Questi interventi erano stati previsti lo scorso giugno quando il consiglio comunale ha approvato il programma triennale delle opere pubbliche per gli anni 2011 – 2013. Il ripristino ambientale e la messa in sicurezza dell’alveo di fiumi e torrenti è di competenza provinciale. A Lamezia la condizione dei torrenti che attraversano il centro città da parecchi anni è precaria e più volte è stata oggetto di allarme. La Provincia, però, si legge nella delibera della giunta, non ha la disponibilità economica per realizzare «un intervento globale atto a eliminare le situazioni critiche riscontrate». A questo proposito avvalendosi dell’articolo 13, Misure per valorizzare il patrimonio residenziale pubblico, della legge 133/2008, il Comune farà fronte, mediante contributo statale, a provvedere ad un intervento globale per evitare situazioni di potenziale pericolo. (calabria ora)