VELENI SIR: la Procura indaga sull’area contaminata

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Diossine e Pcb, così i tecnici chiamano i policlorurobifenili, sono sostanze sicuramente cancerogene, ma tutto dipende dalle quantità di questi liquidi pesanti a cui vengono esposti gli anmali. In questo caso i pesci che finiscono sulle nostre tavole e soprattutto i bagnanti che per tutta l’estate hanno affollato le spiagge del Golfo.
Le analisi effettuate dall’Arpacal, l’agenzia ambientale della Regione, e pare anche dall’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, risalgono ad un anno fa circa. E sono state comunicate alla Regione e alla Provincia, ma non alla procura della Repubblica lametina che da anni tiene sotto controllo l’area dell’ex Sir considerata una vera e propria “bomba ambientale”. Perchè i materiali con cui venne costruita la grande fabbrica mai entrata in funzione risalgono gli anni Settanta, ed in molti casi sono pericolosi quando non banditi dalla produzione. Come appunto le diossine, i Pcb e l’amianto. Basta ricordare che la Sir di Nino Rovelli doveva essere uno stabilimento chimico.
L’inquinamento marino che paradossalmente proviene da una fabbrica mai attiva non è emerso da alcun avviso alla popolazione, ma soltanto da una sentenza del Tar del 28 gennaio scorso. Nata da un contenzioso tra la Provincia e il ministero dell’Ambiente. Dopo aver appreso dei veleni, la Provincia il primo febbraio 2013, esattamente un anno fa, pubblicò un’ordinanza di diffida indirizzata al ministero per la bonifica dell’area contaminata entro un mese. Ma dal ministero l’intervento fu negato per mancanza di competenza, pur trovandosi il pontile in zona del demanio, quindi dello Stato. Dal ministro fu presentato un ricorso al Tar Calabria che pochi giorno fa la corte ha accolto, annullando l’ordinanza della provincia. A questo punto chi deve provvedere a bonificare l’area? Un altro quesito su cui tutti gli enti locali si guarderanno bene dall’intervenire, visto che decomintaminare la zona significa una spesa enorme.
«Vogliamo la verità sull’inquinamento provocato dall’ex Sir», chiede a gran voce il Wwf Calabria.
«La notizia dello svernamento in mare di pericolose sostanze inquinanti come policlorurobifenili e diossine provenienti dall’ex Sir non può che suscitare forti preoccupazioni e solleva diversi interrogativi sull’ entità e la pericolosità del fenomeno. Stupisce il fatto che di questo inquinamento, che sarebbe stato causato dalla rottura di un vecchio trasformatore della fabbrica in disuso, si sappia qualcosa solo a distanza di un anno dall’ordinanza con cui la Provincia di Catanzaro aveva cercato d’imporre la bonifica del sito inquinato al ministero dell’Ambiente».
Osserva l’associazione degli ambientalisti: «Dopo la sentenza del Tar che ha annullato quella delibera, rimane l’inquietante constatazione che non solo non s’è ancora provveduto alla caratterizzazione dei sedimenti e delle acque di superficie, dopo i risultati delle analisi sui campioni che rivelavano la presenza delle sostanze inquinanti, quanto il fatto che questa caratterizzazione, la valutazione scientifica del danno ambientale e dei rischi per l’uomo, è ancora di là da venire e manca ancora un piano di risanamento ambientale dell’intera zona».
Per il Wwf Calabria «se è giusto non creare allarmismi, è ancora più giusto conoscere presto (di certo prima della prossima stagione estiva) la natura di tutte le sostanze chimiche riversate nell’ambiente marino, in quali quantità, quali effetti hanno avuto sull’ecosistema attraverso lo studio delle catene alimentari, dal plancton fino ai pesci».

«Non voglio assolutamente entrare nel merito di procedure giudiziarie che non sono di mia competenza, ma occorre fare immediatamente chiarezza su quelle che sono le reali e veritiere condizioni del mare sulla costa lametina». Così interviene Carolina Caruso, vice capogruppo di Forza Italia al Comune, sui veleni provenienti dai mostri della Sir.
Per Caruso «i cittadini hanno il diritto di sapere quale sia stato il grado di qualità delle acque oggi, in cui in modo non del tutto spensierato e timidamente hanno fatto il bagno durante la scorsa estate. lo stessa avevo notato delle sostanze oleose che compromettevano la purezza e il colore delle acque. L’assessore comunale all’Ambiente Pierpaolo Muraca aveva rassicurato me e tutti i cittadini. Ricordo con lucidità le sue parole: «Le schiume sul litorale lametino sono prevalentemente determinate dalle proliferazione di alghe marine dovuta ad alterazioni climatiche, e comporta un semplice inestetismo del mare senza effetti sulla salute». «Non voglio sbugiardare Muraca», prosegue l’esponente azzurra, «ma almeno approfondisca perché si sia fidato di dati forniti da terzi. Mi inalberai con l’assessore di fronte a questa esternazione che mi sembrava uno scherzo, perchè tutti abbiamo occhi per guardare». Secondo Caruso «non servono più i rilevamenti microbiologici quando le condizioni del mare si possono constatare con vista e tatto. Occorre immediatamente chiedere un tavolo di confronto in prefettura con tutti gli organi competenti. tra cui Regione e Provincia, perché le notizie pubblicate sulla Gazzetta del Sud sono allarmanti all’inverosimile. Sappiamo tutti che questa è una città in cui i casi di tumori proliferano all’impazzata. Ma che le sostanze che provocano il cancro si trovassero indisturbate nello stesso mare dove i nostri figli fanno il bagno è veramente grave. Chi sapeva e ha taciuto?». (Gazzetta del Sud – V.le.)