Migranti e diritto al futuro: il romanzo “Il cacciatore di meduse” presentato a Tresilico

Oppido Mamertina – Il viaggio, la solitudine, la speranza, il mondo visto con gli occhi di un bambino somalo e dei suoi amici immigrati e miseri di ogni parte del mondo, raccontati nel romanzo “Il cacciatore di meduse” di Ruggero Pegna (Falco Editore), sono stati al centro dell’incontro sul tema “Migranti e Diritto al futuro”, organizzato dall’ “Associazione I Ponti” e dal Comitato Festa Maria SS. delle Grazie presso il Santuario di Tresilico di Oppido Mamertina, a pochi chilometri dalla tendopoli di Rosarno. A parlare di accoglienza, integrazione, razzismo e dei vari temi socio-umanitari connessi, in un luogo in cui questo dramma è vissuto quotidianamente da vicino, sono intervenuti la professoressa Antonietta Bonarrigo, che ha magistralmente presentato il romanzo, il parroco don Benedetto Rustico, don Letterio Festa (Rettore del Santuario), l’ editore Michele Falco, il responsabile della Caritas Diocesana Diacono don Cecè Alampi, il Cancelliere Diocesano Don Mimmo Caruso, la professoressa Antonella Belfiore, l’assessore comunale alla Cultura e Pari Opportunità dottoressa Eleonora Bellantonio.
“La commovente storia di Tajil, un bambino nero che non sapeva di essere diverso perché nel suo villaggio a Chisimaio tutti avevano il suo stesso colore della pelle – ha sottolineato la Bonarrigo – ci apre ai sentimenti, al rispetto degli altri e delle loro infinite diversità, ci apre alla bontà. E come diceva il nonno di Tajil ‘la bontà non dipende dal colore della pelle, ma da quello del cuore’.”.
“E’ un romanzo che mi ha commosso e fatto sorridere. Nonostante le sue circa quattrocento pagine è una grande poesia, un romanzo attuale e pieno di umanità. Una storia bellissima che, in questi giorni, dovrebbero leggere tutti, un autentico romanzo di formazione!”, ha affermato la relatrice, rimarcando quando detto dal professore Paolo Maulucci, storico e ricercatore, Presidente di giuria al Premio Co.re.Cultura assegnato al romanzo.
Nel 2017 è stato anche inserito tra i tredici libri consigliati dalla World Social Agenda della Fondazione Fontana di Padova a studenti e docenti delle scuole secondarie di secondo grado. Il romanzo, difatti, è già stato introdotto in molti istituti scolastici, proprio allo scopo di discutere sui temi dell’immigrazione e del rispetto di tutte le diversità contro ogni forma di razzismo.
“Il cacciatore di meduse – ha sottolineato don Benedetto Rustico – racconta in modo emozionante e commovente l’incredibile dramma dei migranti, le sofferenze e i sogni di chi è misero o diverso, discriminato per il suo stato di povertà o per il colore della pelle”.
Un bambino somalo, l’ombra della guerra, la solitudine e la miseria, il viaggio disperato, il dramma dei migranti che, spesso, si trasforma in tragedia. C’è un microcosmo di valori, sentimenti, storie, pensieri e promesse nell’animo del piccolo Tajil, il bambino speciale capace di catturare le meduse con le mani, e in quelli dei suoi amici, miseri ed immigrati di tutto il mondo.
È la storia attualissima e struggente de “Il cacciatore di meduse”. Una storia che approda sulle coste siciliane, in riva al mare cristallino di San Vito Lo Capo, dopo l’espiazione di un viaggio massacrante, nel deserto prima e, poi, a bordo di un barcone fino a Lampedusa. C’è un pezzo di storia dei nostri tempi, l’avventura dei migranti vista con gli occhi di chi la vive, rischiando la vita stessa e sognandone una diversa e migliore.
Da una parte, l’accoglienza e l’integrazione e, dall’altra, l’ostilità e la discriminazione culturale: un miraggio e un ostacolo quasi insormontabile che trovano, inaspettatamente, un punto di saldatura. Il giovane Filippo Attanà, dopo un filmato accompagnato dal brano “Mio fratello che guardi il mondo” di Ivano Fossati, ne ha letto alcune pagine.

«Io sono un bambino nero. Non so perché il mio colore è questo, ma sono contento lo stesso, perché somiglio a mamma, al nonno e a tutti quelli di Chisimaio. Se ero bianco, mi sarei vergognato sicuramente di stare là. Ora che sono grande e sono qui, non mi importa nulla se qualcuno mi chiama negro. Sono vivo e felice. E questo è bellissimo. Un nero vede il mondo come lo vedono i bianchi, perché gli occhi di tutti sono uguali, se non sono malati come quelli di certi vecchi. Durante il viaggio ho visto che, avvicinandoci all’Italia, la gente si scolorisce, fino a essere bianca del tutto quando si arriva qua. Non so il motivo e nessuno me lo sa dire. », scrive Tajil in uno dei suoi temini, a scuola di italiano.
“La narrazione cattura il lettore, incanta – conclude la Bonarrigo – anche grazie a descrizioni di una natura aspra ma meravigliosa, dalla Sicilia alla Calabria, a Roma, in tutti i luoghi in cui si sposta Tajil”.
Una storia dei nostri giorni, tra fiaba e realtà, incastonata nella storia mondiale degli ultimi anni: dall’elezione di Obama, primo presidente americano di colore, all’appello di Papa Francesco alla Comunità Internazionale. Un romanzo che racconta la dura realtà dei migranti facendo immedesimare il lettore nelle vicende dei protagonisti, talvolta perfino con un pizzico di ironia.
In un momento storico dominato dalle tragedie dell’intolleranza, dell’odio e del fanatismo terroristico, “Il cacciatore di meduse” parla di umanità e sentimenti, di uguaglianza tra uomini di ogni fede, razza e colore. Un libro struggente e attuale, una sorta di fiaba contemporanea, che ripropone il valore controcorrente del rispetto verso gli altri e la ricchezza della contaminazione tra diverse culture, affascinando anche i lettori più giovani.
«La Terra è di tutti, diceva mio nonno e, per questo, sto bene anche qui, in mezzo a gente con la pelle diversa dalla mia. […] Penso che il nonno avesse ragione quando diceva che la bontà non dipende dal colore della pelle, ma da quello del cuore… Ogni capanna è un castello se ci sono dentro la pace, la salute e l’amore!».
“E’ un romanzo che ribalta il punto di vista. Qui a parlare sono proprio loro, i miseri ed emarginati del pianeta, capaci però di lottare per raggiungere una vita migliore!”, ha affermato l’autore. “La speranza in una vita normale per sé e i propri figli, il desiderio di pace e serenità, sono un sogno per il quale molti uomini sono disposti a rischiare la vita stessa, come i migranti che fuggono per varie ragioni dalla loro terra”, dice Ruggero Pegna, colpito nel 2002 da una leucemia fulminante a poche ore dal matrimonio, superata miracolosamente e raccontata nel precedente romanzo (“Miracolo d’Amore”).
Prossimo appuntamento con “Il cacciatore di meduse”: domenica 8 luglio alle ore 19 a Cardeto, per il progetto “New Frontiers – S.P.R.A.R. Cardeto “, a cura della Cooperativa Sociale “Marzo 78”.