La Corte Costituzionale il prossimo 7 giugno riterrà inammissibile la richiesta di referendum.

Roma – La Corte Costituzionale dovrebbe ritenere, il prossimo 7 giugno, “inammissibile la richiesta di , come è stata formulata nella recente ordinanza della Corte di Cassazione”, considerando la mera valenza formale di quest’ultima sui requisiti e la non incidenza su valutazioni sostanziali. E’ questo il contenuto a grandi linee delle dichiarazioni rilasciate dall’Avvocatura dello Stato in una memoria presentata alla Consulta in vista della sua decisione sul .

“Con il varo del dl ‘Omnibus’ in particolare – si sottolinea – il Governo non ha fatto una modifica meramente formale, ma una innegabile e sostanziale diversità di scelta rispetto alle norme sul nucleare sulle quali era stato chiesto il referendum. Per questo, gli elettori, il 12 e 13 giugno, si troveranno a votare un quesito del tutto difforme rispetto a quello in base al quale sono state raccolte le sottoscrizioni necessarie allo svolgimento del referendum”.

“Vi è dunque – prosegue – ben di più rispetto a quelle modifiche formali o di dettaglio su cui la Cassazione si sarebbe potuta esprimere. Con la decisione della Cassazione, inoltre, è cambiata la natura stessa del referendum che non è più abrogativa ma propositiva, se non consultiva. Poiché non deriva dai commi 1 e 8 dell’art.5 la possibilità di realizzare centrali nucleari, né di dar corso ad una politica energetica fondata sul nucleare ne consegue che ciò che si chiede all’elettorato è di esprimersi sull’opportunità che in futuro, sulla base di nuove scelte, l’ adotti una strategia energetica. Ciò però non è previsto dal nostro ordinamento costituzionale con la conseguenza che il quesito risultante dall’ordinanza del 1 giugno dell’Ufficio Centrale per il Referendum non può che ritenersi inammissibile”.