Le dimissioni di Tano Grasso e il futuro del comune di Lamezia Terme

Il problema non è quello che fatto o stava facendo l’assessora Grasso nel campo della cultura. Oggi il dato politico è che l’assessore Grasso, l’uomo che con la sua presenza aveva accreditato Lamezia nella regione e in Italia come città che si era incamminata verso il cambiamento della vischiosità delle attività amministrative, in realtà con le sue dimissioni stigmatizza una situazione diametralmente opposta”. Forse è tutto racchiuso in questa riflessione di Francesco Grandinetti di Fli il “nodo” da scioglere per comprendere appieno le dimissioni di Tano Grasso che “ha denunciato a chiare lettere che le cose non vanno”.

Questo perchè non è sfuggito a nessuno che le motivazioni addotte dallo stesso Grasso sono apparse sostanzialmente deboli in quanto un uomo che come lui ha fatto della lotta alla criminalità organizzata un punto di forza della sua vita, rischiandola in prima persona, non può lasciare un incarico solo perchè qualcosa nella macchina si inceppa o ne rallenta la marcia.

Ma non solo. Infatti, proseguento nella riflessione, Grandinetti sottolinea che “non bastano i distinguo tra attività politica e attività degli uffici. Nella nostra città non esistono due palazzi come ormai si sta delineando la nostra attività comunale. Non esiste il palazzo bianco dove viviamo noi politici eletti e qullo di vetro dove insistono i dirigenti. Se non funziona il palazzo di vetro e perchè non funziona il palazzo bianco. Per Grandinetti poi l’amministrazione non aveva mai detto no alle politiche di Grasso e quindi il dato non è una rinuncia per linea culturale non condivisa. E’ ben altro. Il Comune non va”.

Quella di Grandinetti, però, non è l’unica presa di posizione che chiede sostanzialmente l’avvio di una riflessione all’interno della politica cittadina. A parlare in questa direzione, sollecitando “una specifica ed attenta valutazione del sindaco e delle forze politiche” sulle ragioni che hanno portato Grasso ad abbandonare il campo, è anche Rosa Andricciola, capogruppo del Pd in consiglio comunale, secondo la quale “le dimissioni dell’assessore alla cultura, le cui ragioni meritano una specifica e attenta valutazione del sindaco e delle forze politiche, rappresentano tuttavia l’ulteriore conferma di un problema politico che riguarda il governo della città. Il Pd, da qualche mese, ha avviato una riflessione sulla necessità di rimodulare il patto politico che ha caratterizzato l’arco di tempo che va dalla competizione elettorale agli ultimi avvenimenti. Diventa necessario ridisegnare confini e orizzonti dell’impegno politico e amministrativo dell’attuale governo cittadino per rafforzarne profilo, percorso e obiettivi“.

Il capogruppo dell’Udc in consiglio Massimo Cristiano  parla addirittura di uno tsunami politico, affermando che “le dimissioni di Tano Grasso da assessore alla cultura, rischiano di diventare uno tsunami con effetti devastanti su questa amministrazione: quello che più preocccupa è, non tanto le dimissioni, ma i reali motivi che hanno spinto l’assessore a lasciare in maniera così precipitosa l’incarico. Grasso doveva essere uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo, così non è stato. Perchè? Forse quello che il sottoscritto va dicendo da un anno, e cioè che il Comune non è efficiente, come ribadito anche da Grasso in conferenza stampa, che l’apparato burocratico rallenta la città, che per portare un foglio da una stanza all’altra ci si impiega una settimana”.

Per la consigliera del Pdl Teresa Benincasa “ci sono nodi che vanno sciolti e che vanno oltre la vicenda su cui si è impigliata la discriminazione subita dall’Ama Calabria. L’addebito sulla vilipesa categoria dei dipendenti comunali che non avrebbero collaborato agli sforzi impressi dal presidente onorario del Fai va chiarita per intero. C’è un metodo che va dismesso e riguarda l’eccesso di potere che connota le scelte chiuse dell’Amministrazione. E sono aspetti che non si epurano con le dimissioni di un singolo”.

Intanto dal Palazzo si rende noto che “la giunta comunale, riunitasi in seduta straordinaria, rivolge al collega ed amico Tano Grasso un determinato ed accorato invito a riflettere e rivedere la sua posizione, rinunciando al proposito di dimettersi da assessore alla cultura. In questo anno e mezzo di lavoro collegiale in piena sintonia tra di noi – affermano dalla giunta – è stato impostato un importante progetto culturale, avviando iniziative di grande valore, incubando processi di significativa prospettiva in chiave di coinvolgimento e partecipazione di tutte le associazioni culturali e dei diversi operatori di settore. Sarebbe un peccato interrompere questo percorso per la risposta a una lettera da parte di Augias per la quale esprimiamo ancora una volta forte rincrescimento”.

Quindi  in conclusione è come se la Giunta volesse dire che la macchina comunale funzione e che Grasso va via solo per le affermazioni di Augia, dimenticando che Grasso, testualmente ha detto che “il problema politico è la macchina del Comune che non funziona perchè per far camminare un foglio di carta in questo Comune passano mesi” .