Meno allo Stato, più alle banche

Lo Stato cioè rinuncia a 105 milioni di euro che invece vanno dritti dritti nelle casse delle banche per il pagamento dei bonifici da parte degli affittuari. Ovviamente alcune banche hanno costi molto maggiori di 2 euro per un bonifico, arrivando in alcuni casi anche a 8-10 euro. A ciò si aggiunga che ci saranno affittuari, che non lo hanno mai avuto o lo hanno chiuso, che dovranno aprire un conto corrente con i costi annui che ne derivano. Insomma per le banche l’introito di questo emendamento alla legge di stabilità potrebbe fruttare circa un miliardo di euro. Altro che riduzione delle tasse, caro Presidente burLetta!
A ciò si aggiunga che con la legge 24 giugno 2013, n. 71, recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE”, lo stesso Governo aveva aumentato l’imposta fissa di bollo, aumentandola da 1,81 € a 2,00 € e da 14,62 € a 16,00 €. Stando a quanto stimato da organi ministeriali, grazie all’aumento delle marche da bollo, le casse dello Stato avrebbero dovuto rimpinguarsi per circa 200 milioni di euro l’anno dal 2014 al 2019, oltre a circa 100 milioni per l’anno 2013. Tale misura avrebbe consentito dunque lo stanziamento di circa 1,2 miliardi per la ricostruzione in Abruzzo. Adesso invece 105 milioni all’anno si perderanno per favorire le banche ed all’Abruzzo andranno circa 650 milioni in meno. Dunque L’Aquila resterà a lungo un rudere mentre le aquile dei banchieri e dei politici collusi e venduti continueranno a spolpare la povera gente. Un motivo in più perché il popolo, ed in particolare quello abruzzese, si mobiliti contro questa classe politica inqualificabile che sta portando il Paese al fallimento. Roberto Longo – Responsabile regionale Calabria di Unione Mediterranea