NAPOLITANO: TOCCA A BERLUSCONI INDICARE SOLUZIONE SU RENDICONTO

Giorgio Napolitano affida a una nota ufficiale la foto di una situazione segnata dall'”innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione”, dalle “conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate”, come quello scivolone di ieri alla Camera sul Bilancio dello Stato. Il Capo dello Stato rivendica di aver “finora sempre preso imparzialmente atto della convinzione espressa dal governo e dai rappresentanti dei gruppi parlamentari che lo sostengono circa la solidita’ della maggioranza” ma non nasconde che ormai la situazione presenta “interrogativi e preoccupazioni i cui riflessi istituzionali non possono sfuggire”. E allora, se “e’ ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento che spetta una risposta credibile”, ecco che dalla capigruppo della Camera, pochissime ore dopo, arriva la conferma che domani alle 11 Silvio Berlusconi fara’ le sue comunicazioni al Parlamento sulla situazione e su quelle chiedera’ la fiducia, che si votera’ venerdi’. Un percorso non indolore, visto che la riunione dei capigruppo alla Camera si trasforma in un muro contro muro tra maggioranza, che chiedeva il dibattito gia’ oggi, e opposizione, che invece prepara una riedizione dell’Aventino e gia’ oggi diserta i lavori in commissione alla Camera. Nel mirino di Pdl e Lega torna Gianfranco Fini, accusato di non essere piu’ super partes anche per il suo incontro con il Capo dello Stato, su richiesta delle opposizioni che ritengono ormai definitivamente affondato il Rendiconto generale dello Stato. Ma e’ il Colle a ringraziare Fini per il suo ruolo e a confermare che sta al premier indicare la soluzione del problema aperto dalla bocciatura dell’articolo 1 del Rendiconto. “Dopo la decisione della Giunta per il Regolamento e il messaggio del Presidente della Repubblica, l’unico chiarimento possibile sono le dimissioni del governo”, chiarisce Pier Luigi Bersani. In Aula, Casini torna a ribadire che “Andreotti e Goria, dopo la bocciatura del Rendiconto generale del Bilancio dello Stato, si dimisero senza tanti drammi. La realta’ e’ che Berlusconi non vuole lasciare la poltrona di palazzo Chigi”. L’Idv affida al capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, la valutazione per cui “con le parole del Presidente della Repubblica si e’ di fatto aperta la crisi, che ora va formalizzata. Il governo ne prenda atto e si presenti al Colle dimissionario”. Un clima incandescente che vede Berlusconi a Palazzo Grazioli, tra incontri per la preparazione del discorso e per testare la temperatura nella maggioranza, visto che anche oggi ha avuto una colazione di lavoro con Claudio Scajola, leader dei ‘malpancisti’. E resta in ballo il dossier del processo breve, contro il quale l’opposizione insorge al Senato anche se lo stesso Nitto Palma considera “positiva” una pausa di riflessione, visto il “surriscaldamento eccessivo del clima”. (AGI)