PROSTITUZIONE, no al dibattito in aula. Disappunto della consigliera comunale Teresa Benincasa

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Spero comprenda le motivazioni del tutto oggettive che mi spingono a portare a conoscenza dell’opinione pubblica, un impegno che sulla violenza alle donne, accanto alle iniziative di profilo episodico, avrebbe richiesto una Sua maggiore sensibilità per portare in discussione, come richiesto ai sensi del regolamento, l’approvazione di azioni serie e concrete nel territorio in cui viviamo. Senza trascurare il fatto che il degrado che ferisce le zone esposte al traffico della prostituzione riguarda in modo particolare la zona di Sant’Eufemia, proprio quella parte di città che potrebbe connotare la centralità per ben altre attenzioni.

APPELLO AL SINDACO DI LAMEZIA TERME

I cittadini di Lamezia Terme, in particolare i residenti del quartiere di Sant’Eufemia, registrano un imperturabile traffico di persone dedite alla prostituzione, in particolare nella zona del parcheggio dove è collocata la vecchia locomotiva, dove codesto traffico coinvolge persone anche minori. Esposti, segnalazioni e denunce da parte della popolazione sono state espresse anche a mezzo stampa. Secondo l’Organizzazione internazionale per l’emigrazione, nei mercati occidentali della prostituzione arriva ogni anno quasi mezzo milione di donne, provenienti un pò dappertutto. Non si tratta di censurare un fatto degradante di costume, a carattere transitorio, ma di un richiamo alla dignità della vita, al senso comune anche del pudore, e sollecitare interventi adeguati al senso civico vientando la deformazione degli spazi pubblici in luoghi di mercificazione dove regna l’abbandono.
Per quanto riguarda lo spazio della Locomotiva, appare necessario un intervento di riqualificazione che vigilando sul transito delle vetture dia sicurezza agli utenti dell’unica area pubblica di parcheggio, anche introducendo il pagamento di tariffe orarie per i non residenti e la vigilanza del corpo di polizia municipale o altri che operano in regime di convenzione (es. Pargest).
La prostituzione lungo le strade nel nostro territorio cresce di giorno in giorno. Bisognerebbe che gli uomini, i quali comprano prestazioni sessuali, sentissero tutta la gravità delle loro azioni, del loro contributo ai mercanti di schiave apparentemente libere, e provassero una misura di colpa. Chi va a prostitute contribuisce a schiavizzare queste ragazze e a incrementare le organizzazioni criminali. Il fenomeno è tale che ci spinge a fare una riflessione seria, consapevole di quanto avvisava Don Oreste Benzi che considerava l’esistenza della prostituzione una forma di violenza sulle donne, di cui i principali responsabili sono i clienti. Non è il tempo di denunciare i fatti dopo averli visti. La gente costretta a convivere con la prostituzione si sente tradita tutte le volte che ripetiamo le parole di denuncia, ma non c’è l’azione. Anche l’accoglienza degli stranieri che è un’opera validissima, senza la preoccupazione dei loro simili in vendita per strada, non attesta un valore umanitario sincero. Bisogna capire che quelle donne, anche minori, sono colpite dalla schiavità, dalla disoccupazione, dalla fame, dalla guerra, sono le vittime di una società disumana, di una società in cui l’uomo è una “cosa” accanto alle altre.
Accanto a questo fenomeno, che apparentemente riguarda “altri” da noi, scorre invece parallelamente e pericolosamente la perdita del diritto di essere persone, e come tali con il diritto al rispetto del nostro corpo e della nostra dignità di essere umani.
Per queste ragioni, chiedo ai consiglieri comunali di condividere un preciso appello al sindaco che amministra la Città di Lamezia Terme per dare un seguito ai numerosi esposti pervenuti, lamentele, richieste di intervento da parte della popolazione.
La richiesta è quella di adottare un’ordinanza analoga a quella assunta dai commissari prefettizi al comune di Corigliano, contingibile ed urgente, per prevenire ed eliminare gravi pericoli e ocmportamenti che minacciano la sicurezza e l’incolumità pubblica, offendendo la pubblica decenza e soprattutto, ledono i diritti di libertà, dignità ed integrità della persona.