Rifiuti, l’assessore Rizzo interviene sul divieto di creare nuove discariche

CATANZARO – L’assessore regionale all’ambiente Antonella Rizzo scrive al direttore de “Il Crotonese” per fare chiarezza nel merito delle dichiarazioni contenute in un articolo a firma dell’avvocato Giuseppe Napoli.
“Caro Direttore – scrive l’assessore Rizzo -, la lunga requisitoria dell’avvocato Giuseppe Napoli che contrappone il PEAR del 2005 al Piano dei rifiuti del 2007 e del 2016, con al centro la vicenda della discarica di Scandale, offre l’occasione per fornire quegli elementi di chiarezza che non appare siano a conoscenza di coloro che in questi giorni, strumentalmente o semplicemente per ignoranza dei fatti, stanno riempendo le pagine del suo giornale.
Occorre infatti partire dall’origine e comprendere la sequenza dei fatti.
Il progetto della discarica di Scandale – specifica l’esponente della Giunta regionale – venne inizialmente autorizzato nel 2010. Si trattava di una discarica per rifiuti pericolosi di amianto, la cui realizzazione venne subito bloccata dal Comune di Scandale, con argomentazioni che portarono la Regione all’emanazione di un provvedimento di sospensione dell’autorizzazione, provvedimento annullato dal TAR. Ne seguì comunque un approfondimento tecnico da parte delle strutture regionali che portò ad una nuova autorizzazione con due successivi provvedimenti: il DDG n. 540 del 1/02/2011 e il DDG n. 873 del 15.02.2011 confermativo del primo. L’autorizzazione è però di nuovo sospesa per l’entrata in vigore della legge regionale sull’amianto 14/2011, nelle more della stesura di un piano di localizzazione delle discariche di rifiuti di amianto.

Naturalmente – prosegue – la società adiva il TAR che, con sentenza n. 365/2013, affermava la legittimità della sospensione operata dalla Regione. Il TAR inoltre, sanciva la validità delle due autorizzazioni perché il decreto del Presidente della Repubblica del 2012 aveva annullato esclusivamente l’atto autorizzativo del 2010 e non anche le due autorizzazioni del 2011.
Nella sentenza del TAR del 2013 si legge infatti testualmente “E’ indubbio, innanzitutto, che il DDG n. 540/2011, che ha confermato il DDG n. 2014/2010, a sua volta confermato dal DDG n. 873/2011, non è qualificabile quale atto meramente confermativo. Esso infatti è frutto di una nuova istruttoria, che ha condotto, peraltro, all’imposizione di nuove prescrizioni”. Quindi nuova autorizzazione con nuove prescrizioni.
L’intricata vicenda arriva al 2014 – specifica Rizzo – quando la società presenta una istanza per la conversione da discarica per rifiuti pericolosi a discarica per non pericolosi. La Regione non ravvisa però la procedibilità dell’istanza proprio sulla base della vigenza del PEAR del 2005 e del divieto di localizzazione di nuovi impianti nella provincia di Crotone. La società impugna la decisione della Regione e si instaura un nuovo contenzioso.
Interviene il TAR che, con sentenza 2042/2014, afferma che è il Piano dei Rifiuti previsto nel codice dell’ambiente del 2006 la sola norma regolamentare specifica volta ad individuare le aree idonee o non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e ciò, pertanto, supera la disposizione vincolistica del PEAR
La questione era stata anche affrontata dal Consiglio di Stato che, con sentenza 5254/2013, peraltro richiamata nel predetto TAR Calabria, ha affrontato il rapporto tra PEAR e pianificazione di settore dei rifiuti, questione non rilevata dal Consiglio di Stato nel parere del 2011, stabilendo il principio che, in base alla legge dello Stato, la funzione di programmazione e di pianificazione in materia di rifiuti è riservata esclusivamente al Piano Regionale di gestione dei rifiuti.
Fin qui lo storico dei fatti sino al mio insediamento che non possono essere disconosciuti né tantomeno mistificati.
Due cose la legge ha sancito per Scandale: c’è un’autorizzazione vigente e c’è un Piano regionale di gestione del rifiuti che detta le regole.
Come ho già detto l’ultima parola ora spetta al Consiglio dei Ministri.
In questi anni – rimarca l’assessore – ho sempre operato nel rispetto della legge e nell’assoluta trasparenza e sono fermamente convinta di avere contribuito a una svolta nell’organizzazione della gestione dei rifiuti in Calabria.
Restituisco al mittente le accuse sul basso livello di attenzione mostrato sui temi della salute e dell’ambiente. Così come restituisco al mittente l’accusa di non aver ripristinato un vincolo di protezione ambientale.
A cosa sarebbero infatti servite le moratorie del 2016 e del 2017 se non a preservare il territorio regionale da ulteriori compromissioni?
Abbiamo approvato un Piano dei rifiuti che prevede criteri escludenti veramente stringenti per la realizzazione di nuovi impianti e per che cosa l’avremmo fatto se non per la tutela dell’ambiente e della salute umana?
Ho fatto di più. Ho bloccato per un altro anno ogni iniziativa perché mancava ancora un tassello importante per una tutela ancora più elevata del territorio calabrese: il fattore pressione discariche. E siamo riusciti ad approvarlo prima ancora di quello ministeriale di prossima emanazione e secondi solo alla Lombardia. A conferma dell’attenzione alla salute e all’ambiente – scrive in conclusione l’assessore Rizzo – il nostro fattore pressione risulta ancora più restrittivo di quello emanato a livello nazionale”.