Tano Grasso getta la spugna

“Nessuna sintonia tra il mio progetto e l’inefficiente risposta della macchina comunale”

Tano Grasso da ieri non è più assessore alla cultura del comune di Lamezia Terme. A nulla sono valsi i tentativi del sindaco Gianni Speranza per fargli cambiare idea sulle dimissioni. Grasso mette sotto accusa l’organizzazione degli uffici del Comune di Lamezia Terme, sostenendo che il motivo  del suo addio sia “il non essere riusciti a creare una sintonia tra il mio progetto culturale e l’inefficiente risposta della macchina comunale, ed è un problema serio che rimane alla città e al sindaco che già ad aprile mi aveva fatto pensare alle dimissioni. Se fossi riuscito a realizzare il 40% di quanto avevo in mente sarebbe stato un sacrificio, non aver raggiunto nemmeno il 20% non è accettabile”.

Per Grasso “la battaglia persa è che le mie idee non hanno trovato la giusta condivisione ed entusiasmo in chi doveva metterle in pratica – ammettendo che – l’unico rammarico è non aver riportato il cinema nel centro di Lamezia, con in sospeso il caffè letterario e il laboratorio di scrittura“.

Ance nel momento dell’addio l’ex assessore rimarca che il filo conduttore della propria azione amministrativa sia stato il concetto di “legalità”. Grasso Specifica infatti che “la ragione per cui ho accettatto 18 mesi fa è la stessa di oggi, ovvero la presenza di un sindaco come Gianni Speranza, una delle espressioni politiche più interessanti a livello regionale se non addirittura nazionale. Per la prima volta mi sono trovato a confrontarmi con il ruolo di amministratore, specialmente in una città interessante dal mio punto di vista come Lamezia Terme perchè nella mia vita ho sempre visto la questione dell’antimafia dal punto di vista giudiziario, ora avevo avuto l’opportunità di creare questo percorso con la cultura, togliendo così alla mafia ossigeno”.

Secondo l’ex assessore infatti “i Comuni possono giocare un ruolo strategico puntando sulla cultura, e credo che l’amministrazione guidata da Speranza sia stata tra le prime a fare ciò. Ci sono delle cristallizzazioni in città. Da anni infatti sono sempre i soliti che usufruivano dei finanziamenti del Comune in regime di quasi monopolio e poi il fatto che le iniziative culturali dovevano essere finanziata in toto. Ma non è così, le iniziative si cofinanziano. La politica culturale comunale veniva delegata per intero a soggetti privati, mentre per far crescere questa città serviva un’aria nuova, aprirsi a nuovi interventi e soggetti”. Citando poi direttamente la diatriba con l’Ama Calabriaun regolamento esisteva già dai tempi dei commissari, ma con il ricorso presentato al Tar si è bloccato tutto l’iter. Altra anomalia in questa vicenda è che esiste una convenzione con cui il Comune sovvenziona e dà una sede ad una scuola privata di musica”.

Per il sindaco Speranza “questa è una giornata triste, benchè sapevo già dal giorno prima di questa possibilità. Da questa vicenda il sentimento reciproco ne esce rafforzato. Tano Grasso ha dimostrato di voler bene alla nostra città, con la quale era già legato profondamente attraverso l’associazione antiracket che è nata anche grazie a lui. Un legame con la città che si è intensificato in questi 18 mesi di collaborazione e proprio per questo lo invito pubblicamente a rifletterci e possibilmente a ripensarci”.

Ma Tano Grasso è inamovibile. In questo anno è mezzo molto sono state le critiche avanzate al già ex assessore e alcuni suoi modi, da cui si difende “i miei tanti limiti, come il mio carattere, li ho sempre riconosciuti, ma ho  sempre avuto un atteggiamento umile. L’ho dimostrato nei primi 6 mesi del mandato quando ho incontrato chiunque mi chiedesse ascolto, non lasciando mai il mio ufficio prima delle 23, e mi piace ricordare come la prima visita ufficiale da assessore sia stata al campo rom di Scordovillo”.

Grasso elogia così il proprio operato “si è fatta una scelta strategica, un documento di 18 pagine pubblicato a settembre 2010 su cui è seguita una ricca discussione. Poi si sono prediletti, dati i tagli, progetti come “Capusutta” e “Trame”, con i quali per la prima volta si è puntato alla produzione culturale e non solo alla fruizione, non potendo a quel punto rispettare gli impegni degli altri anni presi con alcune associazioni, sostenendo però che, la concorrenza aiuta a crescere, e a valutare i progetti sarebbe stata una commissione non politica”.