Teresa Benincasa: “PSC: si può dare di più, precisando la proposta esistente”

Il Consiglio, allo stato attuale, per responsabilità reciproche tra maggioranza e opposizione, non conosce i dettagli sull’ assetto insediativo, le destinazioni d’uso, gli indici ed i parametri urbanistici ed edilizi, le tipologie e le modalità costruttive su cui sta per deliberare. In quartieri come quello di Sant’eufemia, senza un vincolo esplicito che limiti l’altezza dei fabbricati, potrebbero sorgere palazzi a quattro piani anche nelle zone in cui i fabbricati esistenti ne hanno due, così sovvertendo completamente i parametri di edificabilità che in parole semplice rappresentano gli indici di vivibilità e di civiltà di un quartiere. A mio avviso bisogna riuscire a incardinare l’azione amministrativa del settore urbanistico sull’opportunità di scelte capaci di garantire un assetto ordinato del territorio attraverso una fase di ponderazione complessiva degli interessi al fine di favorire un confronto più giusto tra P.A. e privati operatori, nel quadro di ineludibili garanzie di pubblicità e trasparenza che consentano una partecipazione effettiva alle scelte da parte dell’intera collettività. Una trasformazione che garantisca l’espansione non necessariamente residenziale, sull’unico versante possibile, quello costiero, non c’è. Sant’Eufemia, nonostante la progettazione di una strada di collegamento al mare, presenta zone agricole in cui il Piano non prevede la possibilità neppure di impianti amatoriali e di divertimento nonostante la vocazione turistica è qualificata da un fonte Termale la cui gestione esclusiva viene salvaguardata da clasuole antiquate. Sul versante dei due mari, la convenzione con la Cissel nell’area dell’ex Zuccherificio indica la necessità di stabilire, anche per i soggetti pubblici e privati dei suoli limitrofi, che la funzionalità dell’area non consente la costruzione di fabbricati a uso residenziale. Perché dalle abitazioni non nasce sviluppo e in prossimità delle infrastrutture aeroportuali e autostradali vanno promossi impianti e strutture di servizio che producono valore economico e offrono una risposta concreta al ritardo di modernizzazione e potenziamento dei sistemi di trasporto. L’attuazione dei criteri di perequazione, se non si vuole trasformarli in un mercato delle vacche, devono essere ancorate al vantaggio per la collettività intera. A mio avviso va garantita una migliore logica d’insieme e la cessione al Comune dei suoli, deve premiare di più chi garantisce un’adeguata compatibilità con i sistemi insediativi e relazionali.
A mio avviso non è superfluo, infine, rendere obbligatorio in ogni accordo, anche nelle manifestazioni di interesse, i tempi di realizzazione, le garanzie della PA e le garanzie dei terzi.