LEA GAROFALO: sentenza definitiva. Carcere a vita per gli assassini della testimone di giustizia

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ddisfazione ha espresso l’avvocato Roberto D’Ippolito, legale parte civile di Santina Miletta, madre di Lea, e di Marisa Garofalo, sorella di Lea: «E’ stato portato a termine un percorso lungo e difficile che ha visto al centro la figura coraggiosa di Lea».
«E’ stata scritta una grande pagina di giustizia» ha invece dichiarato l’avvocato Enza Rando, legale di Denise, la figlia di Lea Garofalo e di Carlo Cosco. La giovane vive sotto protezione. «Denise – ha aggiunto la penalista – ha sempre avuto fiducia nella giustizia».
La Cassazione ha condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento alle parti civili, fra cui la figlia di Lea e il Comune di Milano. Lea per i giudici venne uccisa perchè il suo compagno non le perdonava il fatto che lei si fosse rivotla ai magistrati raccontanto episodi in cui sarebbero stati coinvolti i Cosco. Il corpo di Lea fu bruciato in un magazzino a Monza. I suoi resti sono stati ritrovati in un tombino tre anni dopo (2011), grazie alla collaborazione di Carmine Venturino (ex fidanzato della figlia di Lea, Denise) che, per questo, ha avuto uno sconto di pena.
Si è chiuso così un processo iniziato a Milano il 6 luglio 2011 che aveva registrato una sentenza di primo grado con 6 ergastoli emessi il 30 marzo 2012. Il 29 maggio 2013 era arrivata la sentenza di Appello, confermata ieri sera dalla Corte di Cassazione.
Per l’onorevole Dorina Bianchi è una “La sentenza della Cassazione rende giustizia alla memoria di Lea Garofalo. Una donna coraggiosa che ha pagato con la vita la propria ribellione alla ‘ndrangheta».
“Con la conferma degli ergastoli ai carnefici di Lea Garofalo Giustizia è fatta” è
stato il commendo lapidario del senatore del Pd Giuseppe Lumia dopo la decisione dei giudici della Suprema Corte.
«Questa mattina (ieri)
– ha rivelato dopo la sentenza Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati – ho riabbracciato Denise Cosco. “Oggi per me spero si chiuda un ciclo della vita e se ne apra un altro”, mi ha detto questa giovane donna che ha avuto il coraggio di denunciare gli assassini della madre: suo padre, lo zio Vito e l’ex Fidanzato. A 23 anni Denise – ha concluso la Boldrini – è già un emblema di coraggio e determinazione contro la sopraffazione mafiosa e di genere». (Gazzetta del Sud – C.co.)