PROCESSO PEGASO: in corte d’Assise udienza per l’omicidio di Francesco Torcasio. I dubbi sull’sms inviato ai killer

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Su questo punto l’avvocato Marchese, nel suo controesame, ha in particolare ricordato che in un verbale di interrogatorio del 30 settembre 2011 Angelo Torcasio aveva riferito che ad inviare l’sms era stato Muraca e che Molinaro avrebbe dovuto guidare la moto dei killer. Dal processo “Pegaso” davanti al gup è stato condannato invece Enzo Giampà quale conducente della moto. Lo stesso ha confessato questa circostanza e quindi le sue responsabilità. Un dubbio dunque su chi inviò l’sms che ieri la difesa dell’imputato ha inteso far emergere.
L’udienza è stata poi rinviata al prossimo 18 febbraio quando si terrà l’esame del collaboratore di giustizia Battista Cosentino. Il processo scaturisce dall’operazione “Pegaso 3” quando la Squadra mobile coordinata dalla Dda chiuse il cerchio sui due omicidi: quello dí Vincenzo Torcasio (ucciso il 7 giugno 2011 in un campo di calcetto) e del figlio Francesco, assassinato un mese dopo il padre.
Francesco Vasile, sarebbe stato l’esecutore materiale dei due omicidi, così come lui stesso confessò quando a novembre 2012 decise di “saltare il fosso”. Sull’agguato a Francesco Torcasio, sempre i pentiti, tra cui lo stesso Vasile, hanno rivelato che Francesco Torcasio voleva vendicare il padre uccidendo Giuseppe Giampà (il boss pentito e mandante dei due omicidi). Egidio Muraca, altro pentito che confermò mandante, esecutore e movente, portò l’imbasciata a Giuseppe Giampà, pertanto lo stesso Muraca, su mandato dì Giuseppe Giampà, decise di fare un “traggiro” ai danni di Francesco Torcasio, facendogli credere che la mattina della sua uccisione tutti insieme dovevano fare una rapina. Francesco Torcasio infatti quella mattina era in auto in via Misiani in attesa dei complici per la rapina, ma invece arrivarono i suoi sicari: Vincenzo Giampà, detto “Enzo”, che sarebbe stato alla guida della moto con a bordo l’esecutore materiale Vasile. Gli altri avrebbero avrebbero fornito l’appoggio logistico ai killer e che avrebbero dato il via all’azione di morte inviando uno squillo sul cellulare dei killer dopo aver ricevuto l’sms. (Il quotidiano del Sud – P.re.)