Quando il lavoro è senza regole

Storia di una commessa, tra buste paga fasulle e diritti non rispettati

Buste paga fasulle, orari di lavoro parecchio diversi rispetto a quelli previsti nel contratto, pagamenti in contanti. Il mondo del lavoro in Calabria è anche, forse soprattutto, questo. Partiamo dalla storia di Giovanna (il nome è di fantasia), 25 anni, che ha lavorato per due anni in uno dei più frequentati centri commerciali di Lamezia. “Lavoravo part time, quindi, secondo il contratto dovevano essere quattro ore al giorno ma i turni erano ben diversi”. Infatti, racconta Giovanna, “l’orario di lavoro andava dal lunedì al venerdì, a giorni alterni, o dalle 7:30 alle 14, o dalle 14 alle 21:30. Il sabato poi si facevano dieci ore e si aveva diritto ad una domenica si e una no di riposo”. Quindi la prima bugia appare già nella mole di lavoro, in quelle quattro false ore al giorno che in realtà sono sei più dieci il sabato e una settimana si e una no senza giorno libero. Anche la busta paga purtroppo, dice la ragazza, non corrispondeva. Sul contratto di lavoro, così come nella busta paga, risultavano 750 euro mensili. Ma le dipendenti ricevevano 450 euro al mese. In contanti. Niente assegni o bonifici ma una busta passata di mano. Quando andava bene. Perchè, ci psiega Giovanna, a causa della crisi e delle spese da affrontare per l’apertura di ulteriori supermercati (questo quello che dicevano loro), molto spesso non ricevevano tutti e 450 euro ma un piccolo acconto di 200 euro, accompagnato da una ricevuta che era più che altro un promemoria. E questi ritardi nel ricevere i pagamenti potevano durare anche sei mesi di fila. “Ogni tanto veniva naturale chiedersi come fosse possibile giustificare queste uscite di 750 euro piuttosto che 450 e tutti quei pagamenti in acconto”. La domanda in effetti nasce spontanea: non c’è mai stato un controllo, l’ispettorato del lavoro, finanza, sindacati o altri enti competenti in materia? Giovanna fa spallucce e scuote la testa: “No, mai”. E comunque, santa crisi, possibile che avessero problemi a pagare 400 euro al mese? Tu e le tue colleghe stavate alla cassa, vi sarete fatta un’idea dei guadagni. “Nel periodo di Natale, solo dalla mia cassa, per mezza giornata, potevo contare anche 13 mila euro”. Giovanna è ancora molto giovane. Ma nel supermercato dove lavorava ha conosciuto, madri, donne sole con figli, ma anche donne sposate che lavoravano a tempo pieno. Il risultato era una vita senza tenpo per sè e i propri figli e anche senza soldi, quando si veniva pagate ad acconti. “Non ci si può fare una famiglia in queste condizioni. Non la puoi mantenere e non la puoi nemmeno seguire” dice la giovane. E se qualcuna restava incinta? “Andava in maternità. Ma se nella busta paga l’assegno di maternità risultava poi i soldi non venivano effettivamente versati”. Oggi Giovanna lavora a Bergamo, sempre in un supermercato ma, dice, le cose sono ben differenti. Viene pagata regolarmente e riesce ad arrivare, vivendo da sola, a fine mese. (calabria ora)