Ridotte le pene nel processo “Rainbow”

Le pene per i quattro imputati condannati al processo “Rainbow” sono state ridotte nel giudizio di secondo grado. La Corte d’Appello di Catanzaro dopo aver ascoltato in video-conferenza le dichiarazioni spontanee Angelo Torcasio, collaboratore di giustizia, che ha dichiarato di aver fatto parte della cosca dei Giampà, e parlando anche dell’estorsione all’impresario Stella per la realizzazione della nuova sede Inps di Lamezia, ha rideterminato le pene inflitte in primo grado del tribunale di Lamezia alla fine di settembre del 2010. Torcasio, è stato condannato a 3 anni e 4 mesi (5 anni in primo grado), Francesco Muraca a 4 anni e 4 mesi (5 anni e 4 mesi in primo grado), Carlo Stranges a 4 anni e 4 mesi (4 anni e 10 mesi in primo grado). Confermata la pena di 3 anni e 4 mesi per Saverio Stranges e l’assoluzione per Luigi Stranges. Raffaella Sforza, sostituto procuratore generale, aveva chiesto pene più alte rispetto a quelle inflitte in primo grado; infatti aveva chiesto 8 anni e 6 mesi per Muraca, 6 anni per Torcasio, 7 anni ciascuno per Carlo e Saverio Stranges e 6 anni per Luigi Stranges. Ma si chiude quindi con riduzioni di pena anche il secondo capito del processo contro gli imputati accusati di usura e estorsione. L’udienza era iniziata con le dichiarazioni spontanee di Angelo Torcasio, detto “porchetta” che dal 29 luglio scorso ha deciso di collaborare con la giustizia. Assistito dall’avvocato Rita Cellini che dopo le dichiarazioni aveva chiesto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale e il deposito di due verbali delle dichiarazioni rilasciate alla Dda di Catanzaro il 29 luglio e il 5 agosto scorsi (rigettate dalla Corte), da un sito segreto e in audioconferenza Torcasio ha detto: «ho già fatto delle dichiarazioni alla Dda di Catanzaro per le quali ci sono delle indagini in corso. Ho fatto parte, e avevo un ruolo, dell’associazione Giampà dal 2004 fino al 29 luglio 2011. Nel 2005 ho conosciuto Francesco Muraca perchè una persona dell’associazione Giampà di cui non posso fare il nome, mi disse di andare con Muraca da Giovanni Stella per dire a quest’ultimo che i lavori alla sede Inps doveva farli Muraca. Stella era a conoscenza, quando sono andato nel suo ufficio con Muraca, del mio ruolo a 360 gradi nell’associazione Giampà. Nessuna minaccia a Stella anche perchè non avevo bisogno di minacce perchè Stella sapeva la mia figura e per questo non si poteva opporre, e alla fine ha dato i lavori a Muraca che aveva grandi vantaggi perchè era sponsorizzato dai Giampà. Confermo quanto ha dichiarato Stella al processo». Dopo queste dichiarazioni il sostituto procuratore generale Sforza aveva chiesto un termine per valutare la possibilità di chiedere anche l’aggravante mafiosa a Torcasio. I difensori si sono opposti e la Corte ha poi respinto tutto dichiarando anche ininfluenti le dichiarazioni di Torcasio. Il processo è scaturito dopo le indagini della finanza e dei carabinieri quando risalì ad un vorticoso giro di assegni e fatture per operazioni inesistenti, con le società Macom Srl (i cui amministratori di fatto risultano Peppino Buffone, già condannato con l’abbreviato e Muraca) emesse all’Aerhotel Phelipe, Cosma calcestruzzi e Icm. Gli assegni rinvenuti nelle disponibilità di Buffone e Vincenzino Lo Scavo riportavano quali traenti e beneficiari la Stella costruzioni, la IS costruzioni e un ristoratore di Pizzo. Nel 2005 l’impresa Stella conseguì l’appalto per la costruzione della nuova sede Inps di Lamezia cedendo poi in subappalto i relativi lavori alla Macom riconducibile a Muraca. Tutto ciò con lo scopo di interrompere una serie di danneggiamenti che si stavano verificando al cantiere. Ipotesi accusatorie emerse dai colloqui telefonici intercettati attraverso le quali si è arrivati ad Angelo Torcasio, che sarebbe intervenuto su Stella per affidare i lavori a Muraca mediante la Macom e la Sical. Il coinvolgimento di Carlo, Saverio e Luigi Stranges si verificò quando il ristoratore Francesco Rafaele, pieno di debiti, avrebbe ricevuto un aiuto da Carlo Stranges cha gli forniva le bibite e che si sarebbe occupato di fargli cambiare assegni con interessi usurari. Non riuscendo a onorare i suoi debiti, Carlo Stranges avrebbe fatto poi intervenire Saverio e il padre Luigi Stranges.