TLC. L’iniziativa del ministro Romani di costituire società per reti di telecomunicazione non piace alla Federconsumatori.

Nell’ambito delle iniziative che il Ministero dello sviluppo economico sta portando avanti in vista del decreto-legge “Sviluppo” in discussione, il Ministro Romani ha dichiarato l’intendimento di utilizzare l’extragettito derivante dalla gara LTE – la larga banda di telefonia cellulare- (circa 800 milioni di euro) per finanziare una nuova società per la realizzazione di reti in fibra. In pratica, lo Stato intende finanziare lo sviluppo della fibra attraverso una sorta di rinazionalizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni, in un settore che sconta la piena liberalizzazione e privatizzazione sin dai primi anni ’90. Questa impostazione è per noi in palese contrasto con gli indirizzi di politica economica a cui un Paese come il nostro necessita sul terreno della modernizzazione e dello sviluppo ed inoltre ci si esporrebbe ad un pesante intervento della Commissione europea che, certamente, la qualificherebbe come un palese aiuto di Stato. Diversamente, l’extragettito dovrebbe essere destinato prioritariamente al superamento del digital divide che rappresenta la prima scadenza temporale dell’Agenda Digitale europea che, come noto, richiede agli Stati membri di assicurare collegamenti in larga banda al 100% della popolazione entro il 2013. E sempre rimanendo nel perimetro del digital divide gli interventi pubblici dovrebbero concentrarsi, in via prioritaria, sulla sua eliminazione nei distretti industriali, al fine di contribuire al rilancio dell’economia nazionale ed inoltre, finanziando ed agevolando la realizzazione di collegamenti in fibra ottica per la connessione delle Stazioni Radio Base delle reti mobili ai fini della totale copertura in larga banda dei piccoli comuni, obbligo quest’ultimo stabilito da AGCOM. In definitiva, la destinazione dell’extragettito ad iniziative mirate all’eliminazione del digital divide, attraverso lo sviluppo delle reti fisse e mobili, deve essere prioritaria rispetto all’ipotizzata costituzione di una società pubblica per la fibra, già peraltro sperimentata in passato con pessimi risultati e non vorremmo che simili iniziative che non servono al Paese servano per clientele e clientelismi vari e per procurare prebende ad “amici degli amici”- sostengono Elio Lannutti e Rosario Trefiletti. Inoltre, questione assai rilevante, tenuto conto della ancora limitata penetrazione degli accessi ad Internet rispetto agli altri principali Paesi europei, sarebbe opportuno incentivare la domanda digitale prevedendo, misure per l’innalzamento del grado di alfabetizzazione informatica, agevolazioni alle piccole e medie imprese per l’utilizzo della larga banda, nonché bonus fiscali per i consumatori che intendano fruire dell’accesso alla larga banda, sia su rete fissa che mobile.