Why Not: Loiero un anno di reclusione. Aggravio di pena per l’imprenditore lametino Antonio Saladino

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E’ l’ex governatore della Regione Calabria Agazio Loiero ad accusare il colpo maggiore nel processo d’appello a carico di 16 imputati coinvolti nell’inchiesta “Why not” su presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria.
Assolto, a marzo 2010, in primo grado con il rito abbreviato “per non aver commesso il fatto” e “perchè il fatto non costituisce reato” in relazione a due distinte ipotesi di accusa relative ai progetti finanziati dalla Regione l’ex presidente della Regione Calabria dal 2005 al 2010, ieri è stato condannato dai giudici della Corte d’appello presieduta da Francesca Marrazzo, ad un anno di reclusione, pena sospesa e non menzione nel certificato del casellario giudiziario per il reato di abuso d’ufficio relativo alla vicenda “Censimento Patrimonio Immobiliare”, così come aveva sollecitato la Procura generale rappresentata dai sostituti procuratori Eugenio Facciolla e Massimo Lia.
Stessa pena e stesso reato anche per Nicola Durante, nella sua qualità di segretario generale della Giunta Loiero, oggi segretario generale del Consiglio Regionale. Ad entrambi i giudici hanno applicato la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici. L’accusa aveva chiesto la condanna a 1 anno e 2 mesi di reclusione.
Aggravio della posizione, poi, per Antonio Saladino, l’imprenditore di Lamezia Terme, ex leader della “Compagnia delle opere” in Calabria e per Giuseppe Antonio Maria Lillo ai quali i giudici di secondo grado hanno riconosciuto il reato di associazione per delinquere di cui il giudice per le udienze preliminari Abigail Mellace aveva escluso l’esistenza. La Corte ha inflitto a Saladino una condanna a 3 anni e 10 mesi di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per la durata della pena, revocandogli il beneficio della sospensione condizionale, ed a Lillo una condanna a 2 anni.
Infine sono stati assolti Pietro Macrì e Vincenzo Morabito contestualmente al capo di imputazione contestato; non “doversi procedere” nei confronti di Antonio Lachimia per prescrizione per uno specifico capo – la pena è stata scontata di un mese – mentre è stata confermata la sentenza di assoluzione di primo grado nei confronti di Gianfranco Luzzo, Tommaso Loiero, Franco Nicola Cumino, Pasquale Anastasi, Giuseppe Fragomeni ed Enza Bruno Bossio.
Restano confermate le condanne di primo grado nei confronti di Francesco Saladino ( 4 mesi e 300 euro di multa) e Rinaldo Scopelliti (1 anno). E’ bastata, dunque, un’ora e un quarto di camera di consiglio per far vacillare la solidità della sentenza assolutoria emessa dal gup quando al termine del rito abbreviato emise 34 assoluzioni e 8 condanne pronunciando anche 27 rinvii a giudizio e 28 proscioglimenti per tutti coloro i quali non chiesero di essere giudicati con il rito abbreviato.