Zagaria in carcere a Novara. Sorvegliato a vista

Grasso, una cattura epocale come quella di Provenzano

E’ giunto nel carcere di Novara il boss della camorra Michele Zagaria. Il boss è in regime di 41 bis e – da quanto si è saputo – é sorvegliato a vista. Zagaria è stato trasferito nel carcere di Novara dopo la firma, ieri sera stessa, da parte del ministro della giustizia Paola Severino, su richiesta dell’autorità giudiziaria, della detenzione in regime di 41 bis. Il boss dei Casalesi, che deve scontare diversi ergastoli, é stato rinchiuso in una cella dove è ininterrottamente controllato a vista.

GRASSO, CATTURA EPOCALE COME FU PER PROVENZANO – La cattura di Michele Zagaria, capo dei Casalesi, clan da sempre vicino alla mafia siciliana, è un risultato “importante”, come fu quella di Provenzano, ma ora il territorio “ha bisogno di sviluppo”, per sradicare definitivamente l’illegalità. A dirlo è il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, ai microfoni di RTL 102.5. “Quello dei Casalesi – ha detto Grasso – è un clan che ha sposato quelli che sono i modi di operare della mafia siciliana, con cui da sempre ha avuto dei rapporti. Non dimentichiamo che una delle famiglie che faceva parte di Cosa Nostra siciliana era proprio quella dei Casalesi. Questo dà l’esatta misura di come il risultato sia importante. Possiamo paragonare a una cattura non dico eguale, ma nell’ambito della camorra molto simile a quella di Provenzano e quindi una cattura epocale sotto questo profilo. Abbiamo tagliato la testa dell’organizzazione però bisogna stare attenti e bisogna continuare, soprattutto a cercare le miriadi di affari, di imprese che avevano messo insieme non sono nel territorio della Campania ma in tutta quanta l’Italia. Sappiamo che ci sono ramificazioni e presenze in gran parte d’Italia e in moltissime regioni del centro e del nord“. Riferendosi poi a quanti a Casapesenna, paese del boss, hanno parlato ieri di un “giorno di lutto” , Grasso ha osservato che “effettivamente bisogna capire anche questo: che spesso la camorra come la mafia, dà da vivere a tante persone, sia sotto il profilo dei lavori legali sia di quelli illegali. Quindi è chiaro che per qualcuno è venuto meno un modo per sopravvivere in territori dove ancora abbiamo bisogno di sviluppo per dare lavoro, soprattutto ai giovani

IN BUNKER BOSS SEQUESTRATO COMPUTER – Stanno per essere ultimati i rilievi della Polizia scientifica all’interno del bunker di vico Mascagni a Casapesenna, nel Casertano, dove ieri è stato arrestato il boss del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, latitante da 16 anni. A quanto si è appreso, gli agenti hanno repertato numerosi oggetti di interesse tra cui un computer il cui esame comincerà nelle prossime ore. Gli investigatori sperano di acquisire, attraverso i file, dati importanti sulla cosca e i suoi appartenenti. Il pm Catello Maresca che, con gli altri colleghi del pool ha seguito le indagini e le ricerche su Zagaria, sta tornando a Casapesenna per un’ulteriore ricognizione del covo e dell’abitazione soprastante.

E C’ERA ANCHE UN I-PAD – Non solo un computer ma anche un Ipad e un telefono cellulare potranno aiutare gli inquirenti a conoscere i segreti del boss. Questi oggetti sono stati sequestrati nel covo blindato ricavato sotto una villetta di Casapesenna e stanno per essere esaminati dalla polizia. Nel nascondiglio c’erano anche documenti che i pm ritengono molto importanti, si tratterebbe in particolare di elenchi di persone e imprese taglieggiate. Zagaria aveva con sé anche due orologi di marca, tra cui un Rolex, 6800 euro in contanti e un ricco guardaroba di cui facevano parte quattro giubbotti griffati. Gli investigatori ritengono che il boss tenesse con sé computer, telefono e Ipad perché assolutamente certo di non essere catturato. Il sopralluogo nel bunker è ancora in corso.

La latitanza di Michele Zagaria, la primula rossa di Gomorra, e’ finita intorno a mezzogiorno di una bella giornata di dicembre a Casapesenna, comune di poco più di seimila anime del Casertano. Il capo dei Casalesi, l’ultimo anello che mancava alla giustizia per considerare chiusa la stagione di Gomorra, si nascondeva in un bunker ricavato sotto terra, cinque metri sotto il pavimento della villetta al centro del paese in cui da anni aveva trovato rifugio. I poliziotti, una volta certi di averlo individuato, per arrivare a lui hanno dovuto scavare nel cemento armato con una trivella. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, insieme a quella di Caserta e allo Sco della polizia.

UN PROFILO DEL BOSS – Il boss, 53 anni, era latitante dal 1995, ed era ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, rapina e altri reati. Era con lui, il volto imprenditoriale del clan, che la camorra dei Casalesi aveva fatto il salto di qualità entrando negli appalti che contano a Milano e in altre città del Nord. Zagaria ha capito che per lui era finita e si è arreso quando gli agenti hanno staccato la corrente elettrica che garantiva l’aerazione nel covo. Il boss ha temuto di morire soffocato e ha cominciato a urlare per segnalare la propria presenza. Dopo l’arresto, ha raccontato quei momenti di paura agli uomini in divisa: ”Vi chiamavo e non mi sentivate…”.    ”Avete vinto voi, ha vinto lo Stato” le prime parole che il boss ha rivolto ai pm della Dda che l’hanno raggiunto nel bunker. Quindi l’uscita tra due ali di folla, con i poliziotti festanti, ben 150 quelli che hanno messo sotto assedio Casapesenna, e i compaesani indifferenti. Il boss, occhialetti da professore e testa bassa, è apparso piuttosto invecchiato rispetto agli ultimi identikit diffusi negli ultimi tempi. Nella questura di Caserta Zagaria è giunto accompagnato da una ventina di auto dalle quali spuntavano i pugni alzati dei poliziotti in segno di festa. All’esterno tanta folla, e molti ad incitare i poliziotti.    Il superboss – secondo i magistrati della Dda – viveva in quel rifugio da anni, limitando moltissimo le uscite e salendo di tanto in tanto nella villetta in superficie di proprietà di un suo fiancheggiatore. Il covo si trovava sotto una camera della casa, il cui pavimento si sposta su binari per lasciare accesso al bunker.

Un rifugio insomma ”di ultima generazione”, munito anche di telecamere di protezione e televisori. Nel bunker i libri del magistrato Raffaele Cantone e di Roberto Saviano, tante foto di famiglia sistemate a comporre un cuore su una parete, alcuni poster di auto di Formula 1 e un crocifisso. Alle operazioni che hanno portato alla cattura di Michele Zagaria ha partecipato anche il vicequestore Vittorio Pisani, a lungo capo della squadra mobile di Napoli, per il quale la procura partenopea ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su riciclaggio e ristorazione in città. Dopo la notifica del divieto di dimora in provincia di Napoli, Pisani è stato trasferito al Servizio centrale operativo. Secondo i magistrati della Dda, ha dato un contributo importante al lavoro svolto a Casapesenna. Zagaria deve scontare diversi ergastoli e sarà detenuto nel carcere di Novara in regime di 41 bis. Unanimi i commenti delle istituzioni e di tutti i partiti, a partire dal Capo dello stato Giorgio Napolitano che, informato a Milano dell’arresto del boss, ha espresso vivo apprezzamento ”per l’importante risultato conseguito nel contrasto alla criminalita’ organizzata”.

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha chiesto ai ministri dell’Interno e della Giustizia di complimentarsi con le donne e gli uomini della Polizia di Stato e della magistratura: ”E’ una bella giornata per la Campania e per tutte le persone oneste” ha commentato. Congratulazioni dal presidente del Senato Renato Schifani e da quello della Camera Gianfranco Fini. L’arresto di Michele Zagaria ”è un grandissimo successo dello Stato” dice il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri sottolineando che si tratta di un colpo ”non solo al clan dei Casalesi ma all’intera organizzazione camorristica”. Da New York esulta Roberto Saviano: ”Oggi è una bella giornata, ma la battaglia contro la criminalità imprenditoriale  ancora lunga”. Mentre per l’ex pm della Dda Raffaele Cantone che per otto anni ha indagato sui Casalesi ”il clan è stato sconfitto e ora cambierà pelle”. ”E’ la liberazione da un incubo e da un mito” sottolinea il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso e festeggia anche il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore prossimo alla pensione: ”Un meraviglioso regalo”, dice. ”Ora – sottolinea il capo della Polizia Antonio Manganelli – deve iniziare una fase di liberazione” dei cittadini, che prevede il ”totale ripristino della legalita”’ nelle zone controllate dai Casalesi.