La crisi ha portato via in Italia circa 582 mila posti di lavoro

ROMA – La crisi economica mondiale, che ha vissuto la fase più acuta a partire dal 2008 ha provocato conseguenze drammatiche sul mercato del lavoro italiano. Tra il primo trimestre del 2008 e il primo trimestre del 2011 sono 582 mila occupati in meno.

Il Centro studi di Confindustria (Csc), sottolinea poi in una nota che “la prognosi sulla salute del mercato del lavoro non può essere sciolta e questa non è una peculiarità italiana. La cig insieme, insieme agli strumenti di flessibilità dell’orario lavorativo, ha molto attenuato la perdita di posti, che tra l’avvio della recessione e l’inizio del 2011 ha riguardato 582 mila persone, mentre la diminuzione della domanda di lavoro ne avrebbe coinvolte 1,1 milioni”. Le prospettive sono ancor più difficile, tanto che lo studio stima che alla fine del prossimo anno  ”sarà ancora inferiore di 840mila unità rispetto all’avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila”.

La debole crescita economica ha contribuito alla mancata ripresa del mercato del lavoro. Per quest’anno le stime sul sono state riviste al ribasso, con  una crescita attesa dello 0,9% nel 2011 e dell’1,1% nel 2012.  Il tasso di disoccupazione è visto per quest’anno a 8,4% e a 8,3% nel 2012.

Ottimismo poi sulla manovra studiata da Ministro delle Finanze Tremonti, che prevede  ”il disavanzo calerà quest’anno al 3,9% del Pil, dal 4,6% del 2010. e poi al 2,8% l’anno prossimo. Sulla , l’ipotesi ristrutturazione non piace al Confindustria:  “sul piano economico la recisione del nodo gordiano della solidarietà con rigore  attraverso una qualunque forma di ristrutturazione delle obbligazioni emesse dalla Repubblica Greca avrebbe effetti sistemici che si trasmetterebbero in ogni angolo della finanza e dell’economia reale con la stessa velocità con cui ciò accadde dopo l’inatteso crack di Lehman Brothers, perché passerebbe attraverso il crollo della fiducia ed il diffondersi della paura”.  Tornando al mercato del lavoro, per Confindustria è fondamentale contenere i salari nella pubblica amministrazione e incrementare le pensioni. Dalle stime infatti risulta che mediamente un dipendente pubblico guadagna circa 8.900 euro in più di un privavo.