Settembre 25, 2021

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L’ultimo viaggio di Jean Paul Belmondo – Prensa Latina

Due matrimoni, amanti infiniti, un furfante dal sorriso accattivante, era un vortice nella vita reale, un uomo di slang e niente di meglio di quanto diceva, un tesoro nazionale, come lo chiamava il presidente Emmanuel Macron.

L’ho visto una volta con il suo corpo presente e per errore. Mi trovavo sulla soglia di un canale televisivo francese per un dibattito, e poiché gli studios spesso si intrecciano, improvvisamente qualcosa ha fatto scalpore.

Era Belmondo, avendo già avuto un ictus, che si sarebbe visto in programma con l’amico del gruppo e carissimo amico, Alain Delon (sotto il sole splendente, Rocco e i suoi fratelli, El Gatopardo, El Tulipan Negro, Samurai …).

Era il 2008 ed è stato come ricevere una cotta da far tremare la memoria. Kartosh, l’uomo di Rio, il professionista, il folle Piero, l’impero dei leoni e ovviamente il sigillo di Jean-Luc Godard che gli ha sparato in cielo, un incantesimo di soufflé.

Fu il film, chiamato Breathless in spagnolo, che lo mise sulla base della Nouvelle Vague (New Wave) del cinema francese nel 1960. Si chiamava Bébel ed era diretto da molti grandi.

Oltre a Godard, François Truffaut, Claude Chabrol, Alain Resnais, Claude Lelouch, Philippe de Broca, Vittorio de Sica, Jacques Deray a Borsalino e compagni, insieme a Delon.

Il suo naso era piatto a causa delle sue incursioni nel pugilato, e aveva una faccia imperturbabile, che a volte sembrava un impostore pronto per i trucchi. In altri casi, un amante seducente, sublime, simpatico e amichevole.

Aveva 88 anni, lasciando tre figli, Florence, Paul e Stella, e la tragica morte dell’altra sua musa, Patricia. Padre affettuoso, secondo i suoi parenti, Bebel era figlio di uno scultore e pittore, nato nel quartiere parigino di Neuilly-sur-Seine.

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Ci ha lasciato tanti ricordi e quel sorriso eterno che ci invitava a seguirlo nel suo spirito avventuroso.

npg/ft