Spazio Domenico Romeo: “Il 4 novembre, la sovranità e l’Europa dei popoli”

Se siamo italiani e viviamo in una Nazione a Costituzione democratica lo dobbiamo innanzitutto a due date: 4 novembre 1918 e 2 gennaio 1948. La prima data, addirittura, è forse più importante del 17.3.1861 (data in cui tutti diventammo italiani senza saperlo). E’ forse più importante perché, difendendo i confini, gli italiani delle trincee, quei ragazzi da nord a sud del Paese, lottarono per coscienza nazionale garantendo il senso dell’identità nazionale che pian piano prendeva forma. Il quattro novembre 1918 è data che insegna, è valore che si tramanda, è pilastro di ossatura identitaria e prodromo di futura Costituzione Repubblicana (sebbene ricada in periodo di monarchia). E’ pilastro che poggia su quegli ideali identitari e su quel concetto di “Italia” già contemplato e idealizzato in periodo Magno Greco, Romano, decantato da Dante, attraversando secoli fino al pre-illuminismo. La seconda data anzidetta, quella del 1948 in cui si vara la Costituente, fa da collante a questi processi storico-sociali in quanto la Nazione attuò un nuovo percorso spazzando vecchi regimi e logiche monarchiche superate. Quattro novembre che rievoca la Prima guerra mondiale, figlia di voli dannunziani, interventismi popolari, moti reazionari palingenetici, finalizzati non all’attacco, ma alla difesa ed allo stesso tempo alla tutela, alla “riconquista” di territori italiani, alla difesa di gente italiana e storia annessa. Chi sostiene che quei ragazzi in trincea “non fossero a conoscenza per cosa combattessero,mente, alle volte, sapendo di mentire. Diversamente, disconosce la storia del nostro Paese. L’invasore storico, il predatore di terre, fu così messo alla corda. “Se vis pacem, para bellum”, mai così vero ed attuale si rivelò tale locuzione latina. Uno spirito sicuramente diverso da quello avvenuto nel Secondo, sciagurato conflitto quando la Nazione entrò in guerra spinta dalla logica di un regime che, alleatosi con un altrettanto regime razziale e criminale, paventava l’idea di impero. Era il “secolo delle idee assassine” illustrate nel saggio di Robert Conquest, in cui l’Europa era pervasa da un alone collettivo di sciovinismo positivista. E fu proprio al termine del Secondo conflitto che, grazie ad una Nazione frammentata, in ginocchio, regimi criminali dell’est si appropriarono di terre italiane e, sulla base di atavici odi e rivendicazioni secolari, diedero vita ad eccidi incommensurabili verso popoli italiani e terre storicamente italiane già difese dai ragazzi in trincea nel 1918. Ma sia chiaro un concetto: l’idea di “sovranita” nazionale si discosta da ogni barbaria ideologica ed é un valore alto, previsto dalla nostra Costituzione scritta con il sangue, Costituzione “rigida” che si contrappone ad un regime uscente e ad una monarchia spodestata e fuggiasca. Sovranita’ che si riconduce al principio di autoderminazione dei popoli previsto dalla “The Universal Declaration of Human Rights”. Sovranita’ che significa tutela dell’espressione e del consenso popolare cosi’ come difesa dei confini che erano, sono e restano sacri, come insegnato il 4 novembre di cento anni fa. Concetto di sovranità che oggi, purtroppo, viene strumentalizzato per fini propagandistici da soggetti o, forze politiche, proclivi a gettare confusione mediatica associando subdolamente la parola “sovranità” o “sovranismo” al dettame “fascismo” o “razzismo”. Detto inganno linguistico ( figlio di un depistaggio doloso e puerile) è spesso figlio di logiche globaliste, antinazionali, che protendono a soverchiare la volontà popolare di ogni singolo cittadino di ogni Nazione, spingendosi, nei casi peggiori, ad abbracciare aberranti tesi “no border”. Nessun ente sovranazionale, nessuna struttura apolide sovranazionale può e deve prevaricare sulla sovranita’ di un popolo, perché significherebbe sementare la malapianta di un regime, in antitesi a quell’idea di “Europa dei popoli” che trova la sua radice nel periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento. Sovranità nazionale ed Europa dei popoli sono, dunque, concetti compatibili, dipende tutto dall’utilizzo,dall’ambito applicativo, dall’equilibrio e dal rispetto verso la singola natura delle Nazioni che si intende adottare. L’ Europa non ha bisogno di regimi, ma di collaborazione fra “fratelli” (Stati) figli della stessa madre, ma, ovviamente, come tutti i fratelli, di indole diversa.

Domenico Romeo