Spazio Domenico Romeo: “Il senso della Repubblica è il senso della Nazione”

Il due Giugno del 1946 gli italiani e per la prima volta le italiane, alle urne scelsero la Repubblica, scrollandosi di dosso un passato monarchico divenuto obsoleto sia per i cambiamenti epocali in corso, sia per gli eventi bellici trascorsi.

Fu una scelta forte, coraggiosa, nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%. I voti validi 23.437.143, di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia.

Da quel momento in poi la Nazione segnò un punto di non ritorno. Ma che significato ha assunto votare la Repubblica? Cosa s’intende per Repubblica italiana ? ( e non Repubblica Sociale fascista, o Repubblica Romana, o Repubblica delle Polis greche, o Repubblica di Weimar o Repubblica di Venezia o altre forme di Repubblica formatesi nel passato o presenti oggi). Votare la Repubblica ha inteso sovvertire sul tavolo del tempo, valori e condizioni che pongono l’uomo, il cittadino, al centro del rapporto che lo interpone alla Costituzione.

La scelta della Repubblica è stata, pertanto, il prodromo necessario che vedrà la nascita della Costituzione stessa, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 Dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato De Nicola il 27 Dicembre seguente, entrando in vigore il 1º Gennaio 1948.

Repubblica e Costituzione, dunque, sono passaggi collegati ed obbligati, uniti da quei valori di libertà e sacralità dell’uomo nella piena concettualizzazione di diritti-doveri, in aperto contrasto con regimi e monarchie precedenti.

Il tavolo dei valori è, come già riferito, ribaltato e gli italiani, mentre si rimboccavano le mani rovistando fra le macerie, ebbero la grande forza di svoltare.

In una Repubblica come quella nostra (res publica, Cosa Pubblica), l’uomo è un cittadino, non un suddito come negli Stati assoluti, vedi monarchie. Acquisire lo status di cittadino significa avere il pieno riconoscimento di diritti-doveri in forma equipollente, diversamente dal suddito che ‘beneficiava’ non di diritti-doveri, ma di ‘obblighi e concessioni’. In una Repubblica i cittadini hanno governanti in quanto rappresentanti da loro scelti, in una monarchia i sudditi hanno sovrani. In una Repubblica democratica la giustizia sentenzia ‘in nome del popolo’ perché ‘tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge’ ( almeno dovrebbero), in una monarchia la giustizia sentenzia ‘ in nome del Re’, quindi si assolve in forma discrezionale, non basata su una Carta Costituzionale scritta. Per citare in forma pratica il concetto di ‘discrezionalità’ delle libertà da concedere ai sudditi di un regno, basta rifarsi ai Borbone che ‘concessero’ la Costituzione liberale solo tre volte al popolo che la reclamava a gran voce, per poi ritirarla ad orologeria al fine di ripristinare l’assolutismo dispotico ( innescando meccanismi di frustrazione popolare ed odio verso la dinastia). Stesso senso di ‘discrezionalità reale’ con la quale  la dinastia sabauda agì, nel post Unità d’ Italia, in maniera indisturbata nel Sud Italia attuando un assurdo stato d’assedio culminato nelle stragi di Pondelandolfo e Casalduni ( così come altre responsabilità addebitate alla monarchia sabauda sono la firma delle leggi razziali e la successiva fuga vigliacca dal territorio nazionale lasciando un esercito allo sbando ed una Nazione sotto le macerie). Anche la formula del giuramento è difforme fra i militari di una Repubblica e quella di una monarchia. I primi giurano fedeltà ‘alla Repubblica, onorando la Costituzione e alle Leggi per la salvaguardia delle ‘libere’ Istituzioni’. Passaggio cruciale: si giura di operare per la libertà delle Istituzioni, libertà come bene supremo, concetto impersonale che si differenzia dal giuramento del milite monarchico che non giura alla Nazione e sulla libertà intesa come valore supremo ed universale, bensì ‘al sovrano’, alla sola persona del Re in virtù del suo potere assoluto ( si riscontrano delle analogie fra il culto della personalità del ‘despota, o ‘sovrano’ di una monarchia e quello del ‘dittatore’ in seno a un regime).

Il sunto cardine di questo passaggio epocale è tutto qui e si sviluppa nel senso di responsabilità e partecipazione dell’uomo nei confronti ed all’interno delle Istituzioni ( politiche, sociali et similia).

Ecco perché è importante difendere la Repubblica, perché essendo un valore congiunto alla Costituzione si difende anche quest’ultima. Non può esistere Repubblica senza la realizzazione del nostro tipo di Costituzione e viceversa.

La Repubblica si difende attraverso la valorizzazione dello spirito dell’ Unità nazionale ( con i valori annessi e connessi), il cui tricolore rappresenta quel significato di libertà e senso d’ appartenenza.

L’esempio è molto chiaro. Quando nel 1847/’48 la Sicilia e la Calabria si ribellavano all’occupazione borbonica, nelle piazze di Palermo e di Reggo Calabria si scendeva in piazza agitando il tricolore così come nel Veneto, in Lombardia ed in altre realtà del Nord Italia, in pari periodo, il tricolore era la risposta della ribellione della libertà contro l’usurpazione austriaca. Uno spirito di identità nazionale e senso della Nazione sentito, dunque, ancora prima che l’ Italia fosse Nazione politica ( il concetto di ‘Italia patria’ risale ai tempi dell’antica Grecia, degli antichi romani, passando per Dante, al Rinascimento, fino alle fasi che precedettero i moti del 1820 e 1847/’48. Basta pensare, fra l’altro, che l’elemento centrale dell’emblema della Repubblica italiana è la stella bianca a cinque punte, detta anche Stella d’Italia, che è il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all’antica Grecia).

Pertanto, ricordiamo questo giorno come una pietra miliare di libertà, in un’ Italia che ha avuto il coraggio di sbarazzarsi, grazie a Dio, da qualsiasi monarchia ( sia essa sabauda o borbonica), di rialzarsi dalla parentesi  di un regime ventennale finito rovinosamente, nonché di difendere i valori della Repubblica democratica, nel dopoguerra, dalla rabbia terroristica perdurante di chi voleva fare dell’ Italia l’ ultima ‘stella sovietica’ da consegnare a  Stalin.

Valori che devono essere difesi, unitamente alla salvaguardia dei confini non solo da qualsiasi infiltrazione di cellule terroristiche, ma che passa anche dalla tutela delle terre già difese dal tentativo dell’altrui usurpazione, le cui radici affondano nell’ideale repubblicano di Mazzini ( ‘Italia libera Dio lo vuole’, il motto scritto nel celebre tricolore mazziniano, in aggiunta ai valori etici di ‘libertà, ‘eguaglianza’, ‘umanità’, ‘unità’, ‘indipendenza’).

L’11 Giugno prossimo a Merano si terranno i festeggiamenti per l’anniversario della concessione dell’autonomia alla Regione Trentino-Alto Adige ed è prevista una manifestazione a cui parteciperanno Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen ( rispettivamente Presidente della Repubblica italiana ed austriaca). In relazione a tale evento, gli ‘Schutzen’, organizzazione paramilitare di estremisti altoatesini germanofoni, non presenzieranno perché in piazza la banda musicale canterà l’ Inno di Mameli.

E’ doveroso, innanzitutto, stabilire che organizzare, strutturare, associazioni paramilitari nel territorio nazionale è assolutamente fatto divieto dalla legge ( soprattutto se armate) ed è assolutamente impensabile tollerare che nel territorio nazionale i cittadini italiani debbano sopportare un affronto simile alla Costituzione ed alla loro libertà individuale.

Questo triste episodio cade in concomitanza con un pericolosissimo scenario politico che vede la Provincia autonoma di Bolzano intenzionata ad approntare una riforma della toponomastica che vedrà sparire il 60% delle denominazioni geografiche in lingua italiana, circa 1.500 toponimi italiani che verranno sostituiti da altrettanti tedeschi. Questo avviene con il consenso del governo centrale “italiano”, stante il fatto che in Alto Adige comanda la ‘Sudtiroler Volkspartei’ collante storico del PD.

Questi due episodi sconcertanti cadono nel momento in cui è di dominio pubblico la notizia che la politica Eva Klotz, leader di un movimento separatista il cui motto è ‘Sud Tirol ist nicht italien!’( il Sud Tirol non è Italia), chiede un vitalizio di circa un milione di euro all’ Italia per l’attività politica intrapresa.

E’ davvero imbarazzante credere che la figlia di un terrorista (Georg Klotz, aderente all’organizzazione ‘Befreiungsausschuss Sudtirol), possa, in territorio nazionale, fondare movimenti insurrezionalisti contro l’ Unità nazionale, contro la Costituzione, contro la Repubblica, contro gli italiani.

Chi difende gli italiani di quelle terre legittimamente italiane, già conquistate nel passato, attraverso il sangue dei nostri soldati?  ( “Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire che la Patria si perda”- Gabriele D’Annunzio).

E’ bene ricordare, anche, che il terrorismo altoatesino ha già in passato seminato vittime innocenti in territori che ancora, probabilmente, non sono difese in forma sufficiente da bestiali appetiti revanscisti. Sangue versato in passato che, unito al sangue dei martiri delle foibe, merita di essere onorato, rispettato, con un atteggiamento di coscienza nazionale civile, scevra da ogni forma di assoggettamento. Non passa e non deve passare lo straniero anticostituzionale, così come non deve essere tollerato l’italiano che è intenzionato a sovvertire i principi cardini della Repubblica. Nessuna trattativa in merito, nessun patto o mediazione.

Facile fare gli indipendentisti a convenienza, divulgare tesi sulla non italianità di territori assolutamente italiani per ragioni storiche e poi intascarsi un vitalizio da un milione di euro. Chiunque è coerente con tali idee può abbandonare questo Paese, restituisca i soldini e stia in pace. L’ Impero Austro -Ungarico non esiste, se ne facciano una ragione, così come non esiste la Padania e la Borbonia. Sono italiani, ma odiano gli italiani, dicono di essere stranieri, ma vengono respinti al di là del confine, seminano odio verso l’ Italia, ma pretendono quattrini dai contribuenti italiani. Strana gente questi ‘crucchi’ ( utilizzo tale termine solo per citare il nomignolo con cui vengono appellati), ne’ carne, ne’ pesce, incoerenti seminatori di odio antico.

Ecco, la Repubblica, con i suoi valori, va difesa e ricordata anche per questo: perché riconduce al senso della Costituzione nata in risposta agli assolutismi criminali, in difesa delle invasioni barbariche e come reazione alle occupazioni di chi voleva opprimere l’identità nazionale e definirci una semplice ‘espressione geografica’.

Come sostenne  Alphonse de Lamartine, ‘la cenere dei morti fu quella che creò la Patria’.

Domenico Romeo