DISABILI: tre anni di promesse. Le famiglie puntano l’indice contro l’ASP

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«Le promesse che ci sono state fatte tre anni fa dal direttore generale dell’Asp Gerardo Mancuso non sono state mantenute», hanno denunciato i componenti del comitato, «l’ampliamento dell’accreditamento è stato promesso ma non è mai stato realizzato dall’azienda sanitaria. Molti di noi stanno pagando di tasca propria la terapia riabilitativa per i propri figli, arriviamo a spendere dai 500 ai 700 euro al mese. Ma spesso siamo costretti a dimezzare il ciclo di cure perché non possiamo più permetterci questa spesa».
Tre anni fa i genitori dei bambini disabili avevano protestato nell’area ospedaliera più volte per sollecitare l’ampliamento dell’accreditamento del centro che, attualmente, ha la disponibilità di dieci posti ambulatoriali.
La richiesta puntava ad ottenerne altri 26, al fine di avere un modulo base di 36 posti. L’ampliamento costerebbe alla Regione circa 370 mila euro all’anno e consentirebbe la cura riabilitativa a 50-60 bambini, oltre a quelli che già usufruiscono del servizio. «Chiediamo che questo diritto ci venga garantito nella nostra terra», hanno rimarcato con forza i genitori in conferenza stampa, «non vogliamo andare fuori regione a curare i nostri figli, anche perché questi viaggi costerebbero parecchio alle casse regionali, quindi è più logico finanziare ciò che già esiste e che per noi è un centro d’eccellenza».
Dai tanti papà e mamme presenti nella sala è stata sottolineata la professionalità degli operatori e la qualità delle cure offerte dal centro di Via Reillo. «Siamo utenti di questa struttura da anni», hanno evidenziato i genitori, «portare i nostri figli da qualche altra parte vorrebbe dire sconvolgere la loro vita. Questo centro per loro e per noi è una seconda casa, qui siamo tutti una famiglia. La terapia che qui viene effettuata non si limita alla riabilitazione fine a se stessa, ma è anche inclusione sociale, sviluppo di ogni aspetto della personalità del soggetto disabile».  
All’incontro ha partecipato a anche Nunzia Coppedè presidente regionale della Fish (Federazione italiana superamento handicap). «Provo molta rabbia per quanto sta avvenendo perché si stanno calpestando i diritti umani», ha spiegato, «le leggi nazionali garantiscono le cure e la loro gratuità».
Al centro, che ha anche 20 posti semiresidenziali, lavorano 12 operatori qualificati. «La retta giornaliera sarebbe di 51.9.3 €uro – ha affermato Regio – ma noi chiediamo la metà, 26 €uro. Inoltre stiamo anche dilazionando i pagamenti per venire incontro alle esigenze e ai tanti problemi delle famiglie». (Gazzetta del sud – M.sca.)