Alessandro Del Piero

Per il capitano bianconero e’ l’ultimo anno alla Juve. Ha segnato 284 reti e ha vinto 17 trofei tra cui la Champions

E’ una storia quasi d’altri tempi quella che stanno per finire di scrivere insieme la Juventus e Alessandro del Piero, uno dei campioni piu’ significativi del calcio italiano dell’ultimo ventennio. Il capitano non aveva ancora 19 anni quando firmo’ il primo contratto con la Juve (”Mi volle Boniperti”, ricorda il campione di San Vendemiano con orgoglio) e 19 anni saranno passati quando, a fine stagione, togliera’ la maglia bianconera. La parola fine di un rapporto durato mezza vita era gia’ in parte scritta nell’ultimo contratto del giocatore, un annuale che aveva sottoscritto lo scorso maggio, e oggi il presidente bianconero, Andrea Agnelli, ha ufficializzato l’addio, parlando di questa stagione come ”l’ultimo anno in bianconero per Del Piero”.

Non ci sono piu’ dubbi, quindi, sulla conclusione di una storia che anche nell’Italia dei Rivera e dei Totti, dei Maldini e dei Zanetti, ha pochi altri esempi di attaccamento ai colori sociali. La storia di un calciatore, di un campione come Del Piero puo’ essere raccontata in mille modi. Ogni tifoso – bianconero, della nazionale o solo del bel calcio -, ogni compagno, ogni avversario la puo’ ricordare in modo diverso. A volte i numeri aiutano e quelli di un giocatore come lui sono, a solo citarli, impressionanti e indicativi: solo con la maglia della Juventus, e fino ad oggi, Del Piero ha giocato per oltre 47.500 minuti, per un totale di 682 presenze, ha segnato 284 reti (185 in serie A) e ha vinto 17 trofei, tra cui sette scudetti, una Champions League e una Coppa Intercontinentale firmata dal suo decisivo gol al River Plate. In nazionale vanta 91 presenze, 27 gol, un titolo di campione del Mondo e due campionati europei under 21. La cifre imponenti e rare nella storia del calcio italiano non dicono pero’ tutto sulla ‘cifra’ del giocatore e dell’uomo. Su tutti i campi, Del Piero e’ sempre stato anche un esempio di correttezza e umilta’, di disponibilita’ e senso della squadra. Il gol alla Del Piero ha identificato fin da inizio carriera il suo tiro a parabola da sinistra verso l’incrocio dei pali piu’ lontano.

Tra tante gioie, ”Pinturicchio” – come lo aveva affettuosamente definito l’Avvocato – ha dovuto affrontare anche momenti difficili, come quello che chiama ”l’infortunio”, l’incidente al ginocchio sinistro subito a Udine alla vigilia del 24/o compleanno, che gli fece temere per la carriera. Torno’ nove mesi dopo ”piu’ forte in tutti i sensi”, ricorda. Soffri’ molto anche per le critiche ricevute dopo l’Europei perso in finale contro la Francia nel 2000, quando divenne il bersaglio generale e pochi lo difesero. Altro anno cruciale fu il 2006, stagione di esultanza ed amarezza, tra lo scudetto vinto in piena bufera di calciopoli e poi annullato (Con la retrocessione in B) e il trionfo nel Mondiale in Germania. ”La Coppa del Mondo l’ho portata una sera di settembre a casa a San Vendemiamo – ricorda Del Piero – dove l’avevo sognata da bambino”. In quel settembre, Del Piero aveva gia’ preso un altro impegno: guidare la Juve, una nuova Juve, dalla serie B alla serie A, dove non era mai mancata dalla sua fondazione. Anche quella missione, con dedizione e umilta’, la porto’ a termine con successo, insieme a campioni come Buffon, Camoranesi, Nedved e Trezeguet. Da allora la fascia di capitano che ha indossato per la prima volta dieci anni fa, ha avuto anche piu’ profondo significato. E’ per forza lui, ora, a traghettare la Juventus della nuova era Agnelli sulla riva della rinascita dopo anni cinque anni difficili, nel nuovo stadio e con grandi prospettive. Del Piero ha la possibilita’ di battere altri record, di vincere ancora prima di lasciare Torino. Difficilmente, pero’, si ritirera’ subito a San Vendemiano, dove si e’ materializzata una sognata coppa del Mondo’.