venerdì, Luglio 19, 2024

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La truffa che ha reso famoso Miguel Angel Buonarroti

Doveva essere intorno all’anno 1495 quando Michelangelo Buonarroti (1475-1564) ritornò a Firenze. Dopo la cacciata dei Medici, loro protettori, e durante il regno del predicatore Savonarola, Miguel Ángel scelse l’esilio formativo: si recò cioè a Venezia e Bologna, dove lavorò in diversi laboratori. Tornato a Firenze, un parente della famiglia Medici, Lorenzo Pierfrancesco de’ Medici, gli affidò alcuni incarichi.

Disegno dell’Amorino dormiente di Michelangelo

Una delle commissioni riguardava una scultura in marmo che rappresentava un Cupido dormiente – il dio Eros -. Questa statua è stata eseguita con tale maestria e perfezione Pierfrancesco ha avuto una pessima idea quando ha visto che era finita. Seppellì la statua – doveva essere lì da quattro o cinque mesi per conferirle un aspetto antico – e poi la fece seppellire da un commerciante senza scrupoli di nome Baldassare del MilaneseLo vendette al cardinale di San Giorgio, Raffaele Riario, per duecento ducati.

Miguel Angel, che non si era accorto della mazza, ne ha presi trenta. Ebbene, il caso volle che il cardinale, che non era stupido, cominciò a sospettare di essere stato preso in giro e incaricò il suo amministratore e persona di fiducia di acquisire le antichità, Jacopo Galli, affinché potesse farlo. Indaga e arriva al nocciolo della questione. Galli scoprì tutto, ma durante le indagini divenne buon amico di Miguel Ángel. Per questo si legge nei rapporti che inviò al cardinale Riario Ha elogiato i meriti e l’abilità dell’artista, sottolineandone l’innocenza. Il cardinale accettò con ironia la truffa e, rendendosi conto del potenziale di questo giovane Miguel Ángel, lo convocò a Roma.

La nostra prima notizia della scultura di Maras ci viene da una lettera scritta al marchese di Mantova, Antonio Maria Pico della Mirandola, datata 27 giugno 1496. “Cupido è disteso e dorme, appoggiato su una mano; È sano, è lungo circa quattro palme ed è bello”. Don Antonio Maria da allora risponde per iscritto al Marchese di Mantova È un’appassionata collezionista e chiarisce i suoi dubbi sulla salute di Cupido.

Confidando nell’intuizione di Antonio Maria Pico della Mirandola, rifiuta il pezzo che riceverà il cardinale Riario. E dopo che le sue origini saranno state chiarite. La statua divenne un bene prezioso del cardinale finché Cesare Borgia non gliela prese – figlio di Papa Alessandro VI – per presentarlo al Duca di Urbino. Nel 1502 Cesare Borgia conquistò il Ducato di Urbino e recuperò la statua.

Dopo la morte di Cesare passò di mano in mano e finì per essere acquistato da Isabelle d’Este, lo stesso marchese di Mantova che si era rifiutato di pagarlo. Si scopre che man mano che la fama di Michelangelo cresceva, cresceva anche il valore della scultura. Allo stesso modo aumentò il desiderio della dama di possedere Cupido. Fu possedimento dei Gonzaga, elevati a duchi di Mantova, fino al 1632, quando fu acquistato, insieme ad un gruppo di dipinti e sculture della collezione ducale, da Re Carlo I d’Inghilterra. La statua, insieme al resto della collezione, fu trasportata a Londra Palazzo Whitehall. Nel 1698, un grande incendio distrusse gran parte del palazzo e la statua andò perduta nel disastro. La giornata di oggi avrà un valore inestimabile.

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Chiara Pisano
Chiara Pisano
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