Giovambattista Foderaro: Lamezia Terme, non è una città turistica.

«A non ci si può fermare per turismo». Battista , 76 anni non li dimostra. E fumando come un dannato sfata il luogo comune che questa possa essere una . Imprenditore delle vacanze da mezzo secolo, Foderaro ha portato per primo in Calabria i più grandi tour operator, a cominciare da quelli tedeschi. Ha inventato il traghetto per le Eolie ed è stato presidente nazionale della Fiavet. la federazione delle agenzie di viaggio.  Foderaro, lei smentisce orde di politici locali che parlano di Lamezia città turistica?

«Questa gente s’è mai domandata dove metterli i turisti? Al Cafarone? Non ci sono strutture alberghiere sul mare, e quando qualcuno ne costruisce una, come Paolo Sauro a Gizzeria, finisce sott’inchiesta».

Sa che nel nuovo Piano strutturale c’è il porto turistico?

«Sì, ma resta il problema di fondo: non ci sono strutture ricettive a sufficienza, quelle richieste dai tour operator che contano. Quelli giocano sui grossi numeri. Il progetto del porto però mi ricorda.».

Cosa?

«Vent’anni fa ricevetti alcuni candidati a sindaco della città. Proposi il porto turistico: alcuni dissero di sì altri no. Fu eletto sindaco chi sosteneva: a cosa serve?».

Amarezza?

«Dobbiamo pensare più in grande. In Francia c’è un porticciolo ogni 10 chilometri. E poi casinò, alberghi, lidi, ristoranti. Ogni struttura è gestita da privati che pagano royalty ai Comuni, ed anche i piccoli centri s’arricchiscono e diventano efficienti. Da noi i porti vengono affidati agli enti locali e non funzionano. È giusto che i Comuni abbiano una minima partecipazione nella gestione, ma bisogna affidare i porti a chi sa cosa e come fare».

Si può rimediare visto che qui c’è una decina di chilometri di costa?

«Incentivando l’iniziativa privata. C’è un terreno comunale nell’area ex Sir, bisogna offrirlo agli imprenditori. Le faccio un esempio?».

Sì grazie.

«C’è un grande tour operator mondiale a Francoforte. L’ di un piccolo paesino nei dintorni gli ha messo a disposizione dei terreni per costruire una nuova sede fuori città. La proposta era conveniente ed è stata accettata. Il paesino in pochi anni è passato da 500 a 3 mila abitanti. È cresciuta tutta l’economia locale».

Ma le pare che un’amministrazione guidata da Speranza, che ha militato nel Pci, possa fare queste cose?

«Allora i turisti atterreranno all’aeroporto e continueranno a scappare. Invece s’individuino i terreni vicini al mare e si offrano gratis, o a prezzi simbolici. Se non si farà così le strutture ricettive ce le sogneremo da questi parti, anche se un discorso del genere sembra un’utopia in Italia. Poi sui comunisti ho un aneddoto».

Racconti.

«Anni fa ero a un convegno a Falerna e accusai i Comuni calabresi che ostacolano il turismo. Si scatenò l’ira di Dio! Un sindaco disse che il territorio comunale non può essere sfruttato dai padroni capitalisti. S’alzò Zeno Zaffagnini, sindaco comunista di Rimini, e gli disse: Compagno, tu non hai capito un c.. E diede ragione a me».

Morale?

«Non dobbiamo inventarci niente in Calabria, tanti prima di noi l’hanno fatto».

Ma Lamezia partecipa ogni anno alla Bit di Milano.

«Cosa cavolo va a fare? La borsa è un luogo dove vendi e compri. Il Comune di Lamezia cosa vende?».

Le attrazioni della città non contano nulla?

«La gente va in vacanza per il mare. Non si possono fare alloggiare i turisti in città per portarli ogni mattina a fare il bagno. Se nel nuovo Piano regolatore non si prevedono zone ricettive qui non si potrà parlare di turismo per altri vent’anni».

Prospettive rosee insomma.

«Sono realista. Ho inventato quarant’anni fa il turismo su base industriale in Calabria. Quando aprii le agenzie di viaggi non pensavo dovessero solo occuparsi di staccare biglietti per treni e aerei. Ho stretto contatti con i tour operator, mai nessuno di loro ha dimostrato interesse per Lamezia».

Le sue imprese come vanno?

«Ho un nipote che si sta avvicinando all’azienda, ha vent’anni, è intelligente e sa vivere. Ha tutto quell’entusiasmo che avevo io da giovane».

Il turismo in Calabria?

«Stiamo andando indietro: meno assistenza, meno turisti. I servizi ricettivi affidati a gente che fino al giorno prima faceva ben altri mestieri. E l’ambiente è fortemente degradato. Ho in testa l’immagine di un paesino dell’Alto Adige con fiori e verde. Tempo fa proposi che l’esercito dei forestali calabresi, all’epoca oltre 30 mila, lavorasse sulle coste invece che in Sila. Fu una tempesta!». (allarga le braccia)

Cosa prevede nel prossimo futuro?

«Con l’aria che tira non la vedo bene. Devono cambiare le cose. Oggi mi sento di dover alzare le mani. Se c’è qualcuno che la pensa diversamente si faccia avanti, sono ancora disponibile a vedere cosa si può inventare. Ma chiedo una cortesia».

Quale?

«Basta con le chiacchiere, sono assolutamente inutili. Nel turismo bisogna fare».

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