Decennale del vescovo Cantafora. Diversi appuntamenti di preghiera

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«Nulla di mondano, commenta don Roberto, per un vescovo il posto migliore dove aprire il cuore è la messa. Il nostro pastore chiede soltanto e unicamente la preghiera». E ribadisce che «gli occhi con cui bisogna guardare un vescovo sono quelli della fede, il suo insegnamento è una presenza sacramentale perché non si tratta di un prete come gli altri, né tantomeno di un burocrate o di un funzionario. La Chiesa, intorno al suo pastore, deve essere aperta e vicina alla gente».
Facendo un bilancio sintetico di questi dieci anni alla guida della diocesi, don Roberto evidenzia una caratteristica fondamentale dell’attività pastorale di Cantafora: il lavoro continuo e costante verso l’unità della comunità che deve essere incamminata su un’unica direzione.
Il segretario puntualizza: «I bilanci toccano al Signore e si fanno ad opera conclusa, ma in questo caso l’opera non è finita perché sono ancora tanti i cantieri aperti». Tra le iniziative su cui tanto il vescovo ha puntato in questi anni c’è la Scuola di dottrina sociale della Chiesa considerata un fiore all’occhiello per il riscontro che ha ottenuto non solo sul territorio locale ma anche a livello nazionale, essendo stata attenzionata anche nell’ambito delle Settimane sociali organizzate dalla Cei.
Della scuola ha parlato anche Benedetto XVI nella sua omelia, durante la messa celebrata nell’area ex Sir il 9 ottobre 2011. La “fame” di sapere, l’urgenza di formarsi è cresciuta col tempo e la scuola ha moltiplicato le sue sedi: a quella lametina nata per prima otto anni fa, si sono poi aggiunte „altre quattro sedi in altrettanti centri dell’hinterland lametino.
Altro punto forte dell’episcopato di Cantafora sono i due progetti pastorali che indicano delle linee guida ben precise a tutta la comunità diocesana, sia ai religiosi che ai laici, nei vari momenti e nei vari spazi della vita quotidiana per una testimoniana autentica del Vangelo. Di recenti Cantafora ha compiuto un pellegrinaggio in Terra Santa insieme a nuemrosi sacerdoti diocesani e a circa cento fedeli. Un viaggio per riscoprire il dono della fede.
Nell’omelia pronunciata il giorno di Natale, il presule ha esternato tutta la sua preoccupazione per le sorti della città. «Quale sarà il futuro di Lamezia? Sappiamo che dipenderà dalle scelte sagge di ogni cristiano che la abita. Il futuro sarà diverso se prevarrà l’egoismo, la reciproca diffidenza o la cristiana fede». (Gazzetta del Sud – M.sca.)