Progettato un attentato sulla 107 contro il pubblico ministero Pierpaolo Bruni

Di più. Il detenuto avrebbe inoltre rivelato che il pm Bruni è da tempo pedinato e questa circostanza spiegherebbe la precisione delle informazioni assunte dalle cosche in merito al dispositivo di sicurezza messo in piedi per proteggerlo. Il disegno criminale coinvolgerebbe le consorterie mafiose crotonesi e cosentine e, forse, anche quelle lametine. Il latore delle confidenze ha immediatamente redatto una “relazione di servizio” che è stata trasmessa alla Procura distrettuale diretta da Antonio Vincenzo Lombardo. Che qualcosa di grave stesse preoccupando le forze dell’ordine lo si era capito nell’ultimo fine settimana per via della presenza d’investigatori intenti a eseguire sopralluoghi lungo il tracciato della Ss 107. Una presenza discreta ma visibile. È tuttavia impossibile saperne di più. Nessuno apre bocca e non ci sono conferme ufficiali. Con ogni probabilità, però, le Prefetture sia di Cosenza che di Crotone potrebbero essere a conoscenza della situazione. Pierpaolo Bruni è un uomo schivo, non ama la ribalta, ma è uno degli alfieri della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. Negli ultimi anni ha firmato inchieste contro boss di prima grandezza colpendo i loro interessi anche in altre zone della Penisola. Lo scorso anno qualcuno rubò al padre del magistrato una vecchia Fiat Panda sotto casa e la spostò di qualche isolato, facendola poi ritrovare. Un furto “anomalo” che sembrò piuttosto una dimostrazione di forza, fatta per lasciar ben intendere che le cosche erano in grado di agire in qualsiasi momento anche davanti all’abitazione del togato, pur se sorvegliata.
In passato, peraltro, il pubblico ministero antimafia era stato oggetto di altre terrificanti “attenzioni”. Il 2 marzo del 2006 i carabinieri intercettarono numerosi mezzi posizionati all’interno di una pineta a Papanice, lungo il percorso che Bruni stava per compiere da Crotone per dirigersi in aula a Catanzaro. L’intervento dei militari a sirene spiegate costrinse i malavitosi ad abbandonare vetture e furgoni rubati con all’interno guanti di lattice, passamontagna e proiettili di kalashnikov.
Successivamente, grazie a intercettazioni, gl’investigatori scoprirono un altro piano ideato contro il togato che stava per essere realizzato con i soldi (280.000 euro) messi a disposizione dalle cosche crotonesi grazie ad una vera e propria colletta organizzata per comprare le armi adeguate al tipo di azione.
Infine, l’ultimo progetto omicida che risale a due anni addietro, destinato a coinvolgere contro Bruni, attraverso un’alleanza operativa, i clan pitagorici e quelli lametini. Un progetto svelato, ancora una volta, dalle intercettazioni e confermato da alcuni collaboratori di giustizia. Ora la “notizia” che arriva direttamente dal carcere. Una “notizia” su cui dovrà indagare la procura di Salerno demandata a valutare le questioni afferenti i magistrati in servizio nel distretto giudiziario di Catanzaro. (Gazzetta del Sud – A.ba.)